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Le dimenticanze strategiche del Web Tv Italian Forum

4 Dicembre 2009 · 3 commenti

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Ricordate i primi congressi sul VOIP? Io sì: erano organizzati dai fornitori tradizionali di servizi di telecomunicazioni, e nessuno si sognava di invitare gente come VocalTec, che aveva sviluppato una soluzione autonoma, e neanche si parlava di Skype, che in ogni caso - agli inizi - non era certo in grado di sponsorizzare un evento pubblico, essendo concentrata sulla priorità della propria sopravvivenza.

Nessuna sorpresa, dunque, se al Web tv Italian forum (organizzato da AssowebTv, con il supporto scienti­fico dell’Osservatorio sulle New Tv della School of management del Politecnico di Milano), l’unico vero “pure player” della Web TV a parlare sia stata la Luiss, cui è stata concessa l’apertura del lavori per poi essere riaccompagnata per le vie brevi a giocare con gli altri bambini. A farla da padrone sono stati, come prevedibile, i mainstream media, i “nuovi” editori provenienti dalla TV di flusso (che si buttano sul Web per puro opportunismo, avendo capito che i vecchi modelli di distribuzione sono in crisi irreversibile), i fornitori di soluzioni tecnologiche a supporto e tanti altri soggetti che ancora per un po’ sono capaci di fare massa critica a supporto di una serie di tesi precostituite.

Tesi che ovviamente, escludendo a priori le opportunità per i nuovi entranti (che dovrebbero essere i veri protagonisti della rivoluzione della TV Web-enabled, introducendo linguaggi realmente nuovi permessi da modelli realmente nuovi), sono parziali, a cominciare dall’affermazione assiomatica per cui anche la Web TV sarà finanziata in primis sul lato dei distributori (sì, proprio come la TV via etere e via satellite, dominata dai player integrati verticalmente), i quali - una volta fissate le regole e i vincoli per tutti gli altri soggetti coinvolti - tratteranno questi ultimi come “fornitori”, ivi compresi i “fornitori” di contenuti.

Nessuno dei relatori ascoltati, anche chi ha provato ad elencare alcuni nuovi modelli di business, ha considerato la possibilità che, in un mondo in cui il Web permette a tutti di distribuire video (magari affidandosi a CDN più o meno potenti a seconda dell’ambizione dei propri progetti) gli “autori e produttori” di contenuti potrebbero scrivere loro le regole dell’intero ecosistema, spostando progressivamente l’area del sussidio sul proprio lato.

E’ quello che inizia ad accadere negli USA, dove Web Tv Pure Players come OnNetworks e Revision3, o aggregatori come Vimeo o Blip.tv distribuiscono in proprio, per poi eventualmente decidere loro a quale ulteriore “fornitore di piattaforme di distribuzione” rivolgersi per “gli altri schermi”: hardware manufacturers come Sony e Samsung, che hanno già abilitato i loro flatscreen a ricevere i loro programmi, produttori di Set Top Box camuffati da consolle come la PlayStation3 o la XBox, oppure - se si vuole la certezza di un ambiente del tutto aperto per portare la Web Tv in salotto, c’è Boxee, che non guarda in faccia proprio nessuno.

Beninteso, la Web Tv (o meglio, la Over the Top Tv, come più correttamente viene definita negli USA) sarà sicuramente ancora per lungo tempo dominio prevalente dei mainstream media e delle major come piattaforma alternativa per raggiungere le masse cogliendo l’evoluzione dei nuovi modelli di fruizione. Ma non ci si può fermare qui: per usare un eufemismo, non è corretto ignorare le dinamiche in atto sui nuovi ecosistemi web-enabled che fanno leva sulla “somma delle nicchie” e che sono destinate a influire sulla natura profonda delle stesse culture di massa.

Il fatto è che da noi, a differenza di altri Paesi, si può ancora organizzare un consesso come quello di martedì scorso facendo finta di niente e dando anche l’illusione di un certo presidio del nuovo business. Ci si limita a marcare il territorio e a diffondere la confortante convinzione che tra i blockbuster e i filmini amatoriali delle vacanze vi sia una eterna voragine che nessuno penserà mai di colmare in modo autonomo e profittevole. Ma anche in questo caso è solo questione di tempo.

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Aziende e 2.0 - Reloaded

23 Luglio 2009 · 8 commenti

Venerdì scorso ho proposto ai ragazzi del Master MUMM di Economia e Commercio la versione aggiornata della mia presentazione “Aziende e 2.0, cambiare il modo di pensare”, che per l’occasione ho pensato di condividere su Slideshare con l’audio sincronizzato.Si parla ancora una volta del mutamento culturale che le Aziende devono affontare se vogliono continuare a comunicare efficacemente con i loro interlocutori istituzionali, nelle logiche conversazionali imposte dai social media. In questo aggiornamento ho provato ad arricchire la sezione delle case study, ad approfondire i trend (tutt’altro che innovativi) dell’online advertising, a delineare le prospettive dei marketing services nella chiave dell’”opt-in”.

Qui potete trovare anche la seconda parte, che approfondisce il tema dell’impiego di blog, podcast e web tv in ambito corporate.

Entrambe le presentazioni sono scaricabili in formato powerpoint direttamente su Slideshare. Inoltre, l’audio può essere anche ascoltato sui lettori portatili, scaricando i seguenti due file MP3.

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Dedicato a chi credeva…

15 Luglio 2009 · 3 commenti

arte live web…che è impossibile realizzare una web tv di qualità paragonabile alla tv tradizionale per utenti con meno di 5 MB di banda…

…che la web tv, a causa del “best effort”, non può essere “gestita” per contrastare la congestione del traffico e impedire le interruzioni del flusso…

…che gli eventi in live streaming si possono sostenere solo con la pay tv oppure con montagne di pubblicità…

…che la tv pubblica è indietro, quanto a qualità dei contenuti e innovazione tecnologica, rispetto alla tv privata…

…che la musica classica, il jazz e la danza non giustificano investimenti…

…che il problema dei diritti impedisce la trasmissione dei concerti in diretta web, e on demand…

Arte Live Web

  • fino a quattro concerti live ogni sera
  • on demand di tutti i live mandati in onda in precedenza
  • qualità testata su LCD da 32”, collegato a un semplice notebook di fascia bassa, su una linea broadband alice 4 mega
  • possibilità per gli artisti di proporre i loro eventi, disintermediando gli agenti, le major e gli sponsor
  • tutto gratis, senza limiti geografici

PS: è dedicato anche a chi diceva, nel 1992, che Arte-tv non sarebbe durata 5 anni, perchè la cultura non “tira”, e che Arteradio sarebbe morta sul nascere, perchè messa su con due lire e perchè troppo sperimentale. Sono ancora vive e vegete, come lo sarà Arte Live Web tra dieci anni, insieme a tutte quelle che l’avranno copiata “virtuosamente”.

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La Web TV (per ora) si parla troppo addosso

16 Febbraio 2009 · 1 commento

diggnationIn questi primi giorni di utilizzo di Boxee, in cui ho scoperto funzionalità davvero interessanti (come il plugin “Lyrics” che trasforma Last Fm in una specie di karaoke) ho anche avuto modo di individuare qualche “segnale debole” sul tipo di contenuti che - per il momento - la Web TV sembra privilegiare, distinguendosi nettamente dai format proposti dalla TV Mainstream.

E’ indubbio, e non sono certo il primo a sostenerlo, che un video “on demand” per il fatto stesso di entrare in concorrenza con altri video immediatamente fruibili, nonchè “related”, non può durare più di 10 minuti. Ma non è una regola fissa. Come dimostrano le rubriche di Revision3 (a mio avviso tecnicamente una delle più interessanti esperienze di produzione video finalizzate alla fruizione via IP) se la “proposta” del format richiede un certo tipo di continuity, una conduzione, un certo grado di approfondimento, o quantomeno un percorso tra varie tematiche si può tranquillamente arrivare alla mezz’ora.

Quello che sorprende (e, in qualche modo inquieta) è che in prima battuta i format proposti da Revision3, ma anche da ON Networks e altri soggetti simili sono decisamente rivolti a un pubblico che - semplicisticamente - potremmo chiamare “geek”, ma che in realtà corrisponde al “couch geek”, vale a dire lo spettatore che ha sostituito alla passività della TV tradizionale la fruizione passiva di contenuti in cui può riconoscersi.

Ed ecco quindi un proliferare di studi televisivi che somigliano drammaticamente alla disordinata abitazione del geek, e in cui i conduttori hanno nel notebook una sorta di protesi ineludibile attaccata alle ginocchia. E che, come nel caso di Digg Nation - uno dei format più popolari - parlano per decine di minuti di “new & cool web things” a una telecamera fissa, andando sostanzialmente a riempire il vuoto sociale dello spettatore con una sua esatta replica a grandezza naturale (altri due geek sul divano). Se non vi sembra abbastanza triste, potrei aggiungere che in questo tipo di programma abbondano le ricette di cibi surgelati, panini junk, trucchi per rimorchiare le ragazze in biblioteca e tante altre dritte che la dicono lunga sul grado di autoreferenzialità di questo tipo di proposta televisiva.

Di qui l’ovvia domanda: perchè la Web TV non può ancora parlare al resto del mondo? Probabilmente perchè, per partire, progetti come Revision3 hanno dovuto tranquillizzare gli investitori con ritorni immediati, quelli che solo un certo tipo di pubblico poteva garantire in primissima battuta, senza contare il fatto che questo tipo di audience è facilmente rivendibile agli esperti di marketing come “influente” o addirittura “ambassador”. Per intenderci, la recensione di un prodotto e/o un servizio può facilmente essere parte integrante del modello di business, con tutte le conseguenze che possiamo facilmente immaginare.

Per concludere, quello che non si vede ancora all’orizzonte dell’indefinito panorama della Web TV è un giusto mezzo aristotelico tra il semplice utilizzo di Internet come piattaforma di distribuzione per contenuti pensati altrove (esempio: Rai.Tv, i cui meriti abbiamo già avuto modo di sottolineare) e la creazione di contenuti ad hoc che però risultano inevitabilmente appiattitti sulle esigenze del pubblico ad alta alfabetizzazione informatica. Tenendo fuori gli User Generated Content, per il momento esistono solo una TV “internet native” e una TV “internet immigrant”, entrambe - sotto il profilo dei format - troppo chiuse nei rispettivi mondi e poco disposte a prendere lezioni da chicchessia. Peccato.

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Sarà Boxee la svolta della Net TV?

19 Gennaio 2009 · 3 commenti

boxeeI Media Center Software, vale a dire i programmi per portare i contenuti della rete sullo schermo del salotto, per un motivo o per l’altro finora non mi avevano mai convinto, pur essendo facile intuirne le potenzialità. Scartando a priori tutti i software a pagamento, per di più offerti in bundle con qualche “giardino murato” di contenuti in abbonamento, avevo testato vari programmi di questo tipo rilasciati con licenza freeware (e in alcuni casi anche Open Source), ma con scarsa soddisfazione.

La parte più delicata di questi progetti è infatti la capacità di includere plugin in grado di lavorare con le API dei principali servizi disponibili sul web (come You Tube, Joost, Hulu eccetera), in modo da permettere al pubblico di utilizzarli agevolmente, con una interfaccia coerente e user-friendly, dal divano di casa, con un semplice telecomando. E nessuno dei programmi finora disponibili era in grado di rispettare questo requisito.

Ora però, è uscito Boxee, un freeware (e anche Open Source) che promette davvero molto bene. Disponibile su MacOS, Linux e presto per Windows, è un Media Center che porta a casa la quasi totalità dei contenuti multimediali, anche in alta definizione, scaricabili dalla rete, compresi i torrent pubblici, servizi come Last.fm e Flickr, e naturalmente qualsiasi feed RSS a cui ci venga in mente di iscriverci.

Il tutto attraverso una interfaccia semplice e gradevole, facilmente accessibile con un qualsiasi telecomando a infrarossi, un accessorio in questo caso indispensabile, e rintracciabile a meno di 10 euro in qualsiasi online store di accessori per il PC.

E’ il segnale della svolta, e cioè di una Web Net TV finalmente aperta al grande pubblico, e quindi in grado di costituire una alternativa praticabile, gratuita, virtualmente infinita e on-demand alla TV digitale di flusso (via etere e/o via satellite)?

Difficile dirlo. Ma nei paesi che da sempre ci insegnano, con largo anticipo, dove i comportamenti del pubblico andranno a parare, alla luce di una altrettanto prevedibile evoluzione tecnologica, la “destinazione” di questo trend è inequivocabile: un pubblico sempre più ampio di persone ormai si aspetta di fruire i propri contenuti, cioè esattamente quelli scelti dall’utente e, nel momento, nel luogo e sul device stabilito dall’utente. Possibilmente con tutte le applicazioni “Social” del caso.

Un Media Center come Boxee è un primo passo verso un pubblico “maturo” e “attivo anche dal divano” di questo tipo. Lo stesso pubblico che presto pretenderà di avere gli stessi contenuti sempre con sè, personalizzati all’inverosimile, magari sul telefono cellulare o comunque sul device che avrà sempre in tasca. E lasciando alla TV e alla radio di flusso la non trascurabile (ma comunque minoritaria) “nicchia” dei contenuti live, soprattutto notizie e sport.

Chi sarà in grado (e i primi che mi vengono in mente sono i grandi carrier di Telco, che oltre a gestire il canale di ritorno sono letteralmente seduti su una miniera di informazioni generate - consapevolmente o meno - dagli utenti attraverso le proprie scelte) di offrire una piattaforma di questo tipo, dove l’utente possa ritrovare sempre e ovunque tutti i propri contenuti a casa e nell’oggetto “tascabile” di cui sopra, avrà ottime possibilità di sfruttare tutte le sinergie tra social media, online advertising, e-commerce ecc. ecc. Con il privilegio di poter osservare da una posizione confortevole la naturale estinzione di vecchi arnesi come i Centri Media, l’Auditel, le telepromozioni e tutto il simpatico indotto che ha lobotomizzato il pubblico a partire dagli anni ‘80.

Boxee - tra le altre cose - promette presto di essere integrato in un “piece of hardware” che renda non necessaria l’installazione sul PC, ciò che ancora costituisce un ostacolo per la grande maggioranza dei potenziali utenti. Non sarei sorpreso di assistere, nel giro di qualche mese, a una versione Mobile, simile al glorioso Canola per il Nokia N800. E allora il cerchio potrebbe chiudersi anche prima del previsto, finendo per convincere anche molte persone tra quelle sedute nella stanza dei bottoni.

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