Un piovoso sabato mattina qualunque nel depresso quadrante nord-ovest della Capitale può sempre riservare qualche bella sorpresa. Come per esempio, scoprire che il KublaiCamp è stato un piccolo capolavoro organizzativo. Con una location perfettamente centrata, una buona gestione dei tempi e degli spazi, e un’ottima fruibilità, grazie allo streaming video, anche per chi non è riuscito a intervenire di persona.
L’unica perplessità riguarda proprio la scelta del vincitore. Se davvero l’intenzione era quella di premiare il progetto più “costruttivo” per la promozione del territorio, non si vede come CriticalCity (che ho testato oggi pomeriggio) possa essere considerato qualcosa di più di una specie di caccia al tesoro multimediale. Ed è un vero peccato, perchè l’idea, e anche la sua realizzazione, arriva a dieci metri da un traguardo molto significativo: quello di incidere davvero sul territorio con azioni utili, e non meramente narrative o decorative. Mentre i “fotoracconti” e le “missioni” di Critical City sono infatti già ampiamente disponibili su social network preesistenti e ben più “abitati”, come Facebook, Flickr e YouTube, non sarebbe stato male, invece,finalizzare questo strumento alla realizzazione di azioni di volontariato, come il riciclaggio di materiali, la pulizia di una strada, le attività per gli anziani soli, insomma tutte quelle belle cose, magari più banali, ma di cui una grande città ha drammaticamente bisogno.
Se andiamo a scoprire i “pallini” che localizzano gli utenti, appare inoltre evidente che l’iniziativa ha un carattere decisamente “milanocentrico”, ciò che stride un po’ con le finalità dichiarate del concorso. Un progetto che - peraltro - sembra fatto apposta per vincere, per come è stato sapientemente presentato e comunicato nella community di Kublai.
Personalmente, avrei premiato - piuttosto - il progetto delle audioguide distribuite della Val di Noto, che senza lanciare il fumo negli occhi del mashup geotaggato proponeva un’idea semplice, efficace e “funzionalmente creativa”. Oppure il geniale ning OnYourWay di Andrea Costa, dedicato all’ottimizzazione dei trasporti. Ma è solo un’opinione.
Tra i talk più interessanti, ancora una volta devo spendermi a favore di Antonio Tombolini, che ci ha illustrato con la consueta maestria le potenzialità dell’E-paper nei processi deliberativi.
Meno convincente la conclusione di un affascinante tuttologo (di cui non ricordo il nome) che ha impartito l’estrema unzione alla formula del BarCamp (senza peraltro indicare una alternativa), rammaricandosi del fatto che le idee italiane risiedano su server americani (imperdonabile!) e proponendo come antidoto la creazione di social network territoriali. Tutti da ripopolare, naturalmente: auguri.
Scherzi a parte, semmai questo evento ha dimostrato, come già avvenne con il DemCamp, che la modalità della non-conferenza si presta molto bene alla realizzazione di fini istituzionali. Il BarCamp è sempre più un mezzo e sempre meno un fine, e di questo possiamo cominciare a rallegrarci senza sentirci in colpa.
