Ho meditato un pò prima di scrivere questo post. Forse volevo avere una conferma dalle ultime elezioni amministrative, e l’ho avuta. Una sostanziale maggioranza di cittadini può anche vedersi sfilare la democrazia dalle tasche, ma continuare a sostenere il borseggiatore. Quindi, prima di riconvertirci alla Civiltà dell’Empatia di Jeremy Rifkin per salvare il mondo dall’autodistruzione, magari è il caso di giocarci le ultime chance per evitare che a salvare noi italiani da un collasso ancora più immediato di quello ambientale, arrivino ancora gli angloamericani, come l’ultima volta, o - molto più probabilmente - i russi, i cinesi o gli indiani. Il cui concetto di “salvare gli italiani” potrebbe essere molto soggettivo.
L’incontro dei blogger con Rifkin, organizzato dai valenti Mafe e Gallizio qualche giorno fa, è stata l’occasione per distaccarsi dalle beghe nostrane e provare ad affrontare un discorso dal respiro più ampio sulle prospettive del popolo bipede che governa la terra. Ma - almeno per quanto mi riguarda - non ne sono stato capace, e la domanda che ho finito per rivolgergli è stata: “In una società come quella italiana, lontana anni luce da ciò che lei predica, come possiamo anche solo acquisire la necessaria consapevolezza per affrontare la gravità di questa sfida?”
Rifkin ha risposto citando il crollo dell’Impero Romano, il passaggio attraverso il MedioEvo e il rifiorire della civiltà con il Rinascimento. Che - intendiamoci - è una risposta bellissima. Ma non è la risposta di chi sa quello che sta succedendo in Italia negli ultimi 20 anni: un paese in cui un personaggio pubblico, ma anche un prodotto o un servizio semplicemente non esistono se non vanno in televisione. E dato che c’è una persona, il Capo del Governo, che può decidere cosa va in televisione, è facile giungere alla conclusione che questa persona può stabilire cosa esiste e cosa non esiste. E la democrazia, in queste condizioni, è davvero uno stanco ripetersi di vuoti riti formali, con istituzioni che servono fondamentalmente a distribuire sacche di potere, anche tra i potenziali avversari politici, che vengono così facilmente ricondotti a una ordinata mansuetudine.
Non si tratta, per intenderci, di “manipolare il consenso”, di “svuotare di contenuti” la democrazia. E’ proprio la rappresentazione della realtà che si sposta su piani del tutto incompatibili con la presa di consapevolezza di problemi che vadano oltre il cancello di casa. Fino a imporre un nuovo “senso”, una nuova chiave di lettura dei nostri stili di vita, prima ancora che del mondo esterno e delle sfide per la sopravvivenza che il genere umano si appresta ad affrontare, nonostante l’esistenza di vere e proprie “palle al piede” come sono diventate l’Italia e gli Italiani.
Proviamo, ogni tanto, a guardarci negli occhi. Il nostro sguardo è sfuggente. Non siamo in grado di ascoltare tre parole in croce, perchè siamo già proiettati nell’aspettativa di un appagamento immediato del nostro ego. Prima di capire il senso di un dialogo, occorre essere disposti al dialogo. E non lo siamo: ascoltiamo solo noi stessi, le nostre paure, la nostra “pancia”. E’ questo il risultato di anni di “Non è la Rai”, “Amici”, “Verissimo”, “Studio Aperto” e di tutto il sottobosco delle grandi e piccole Wanna Marchi che sono ormai dietro a ogni angolo, quasi un rumore di fondo della nostra quotidianità, accettato come un male minore, ormai non più sradicabile dalla nostra società.
In una parola, siamo assuefatti: accettiamo piccole e grandi ruberie, piccoli e grandi scandali. Diamo ancora ascolto a chi, in nome di una superiorità morale certificata dall’alto, anzi dall’altissimo, chiede ai cattolici di disobbedire alle leggi ingiuste, le leggi “contro la famiglia”, salvo poi chiudere un occhio di fronte alle verità più sconvolgenti, quelle che minacciano direttamente i nostri figli.
No, Mr. Rifkin, non credo sia possibile chiedere agli italiani di saltare a piè pari la premessa di fondo, cioè interpretare la realtà che è sotto i nostri occhi, almeno quando ci avventuriamo oltre la porta di casa, per acquisire d’un colpo la consapevolezza globale, quella necessaria per abbracciare la “Civiltà dell’Empatia”: sono due gradi successivi di presa di coscienza. Qualcuno, qui da noi, se ne sta facendo una ragione. Forse l’unico contributo che possiamo dare è quello di costituire un esempio di come una società avanzata possa rapidamente regredire usando scientificamente i mezzi di comunicazione di massa come una leva di potere. Magari potremo essere i primi a sviluppare un vaccino, come spesso accade in questi casi. Ma nel frattempo, come ben dice il suo libro, i problemi saranno ben altri, quindi sarà già tanto se non costituiremo un intralcio eccessivo.
[foto di Luca Alagna]
Era un sonnacchioso pomeriggio dell’