Articoli marcati comelive
…che è impossibile realizzare una web tv di qualità paragonabile alla tv tradizionale per utenti con meno di 5 MB di banda…
…che la web tv, a causa del “best effort”, non può essere “gestita” per contrastare la congestione del traffico e impedire le interruzioni del flusso…
…che gli eventi in live streaming si possono sostenere solo con la pay tv oppure con montagne di pubblicità…
…che la tv pubblica è indietro, quanto a qualità dei contenuti e innovazione tecnologica, rispetto alla tv privata…
…che la musica classica, il jazz e la danza non giustificano investimenti…
…che il problema dei diritti impedisce la trasmissione dei concerti in diretta web, e on demand…
Arte Live Web
- fino a quattro concerti live ogni sera
- on demand di tutti i live mandati in onda in precedenza
- qualità testata su LCD da 32”, collegato a un semplice notebook di fascia bassa, su una linea broadband alice 4 mega
- possibilità per gli artisti di proporre i loro eventi, disintermediando gli agenti, le major e gli sponsor
- tutto gratis, senza limiti geografici
PS: è dedicato anche a chi diceva, nel 1992, che Arte-tv non sarebbe durata 5 anni, perchè la cultura non “tira”, e che Arteradio sarebbe morta sul nascere, perchè messa su con due lire e perchè troppo sperimentale. Sono ancora vive e vegete, come lo sarà Arte Live Web tra dieci anni, insieme a tutte quelle che l’avranno copiata “virtuosamente”.
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Sulla progressiva erosione della tv lineare ci siamo già ampiamente spesi. Sopravviveranno soprattutto news e sport, dicono alcuni osservatori. Ma a ben vedere, con l’evoluzione delle modalità di fruizione della TV nel suo complesso, sta cambiando qualcosa anche all’interno di questi due settori verticali della produzione televisiva.

Prendiamo le news. Ormai da qualche anno i canali che trasmettono notizie ogni 24 ore si guardano “in piedi”, oppure - soprattutto - si sbirciano in situazioni a bassa intensità di attenzione. E il segnale rivelatore di questo trend sono le sovraimpressioni e i newsticker, sempre più grandi, ormai visibili anche “dalla cucina”.
Ora però si nota una ulteriore evoluzione. Intanto il formato widescreen, che BBC World News ha ormai adottato come marchio di fabbrica, facendo un semplice ragionamento: siamo visti da un pubblico high-brow, che possiede già un flatscreen 16/9, quindi non ha senso rimanere agganciati al 4/3.
Il risultato è che molti high spender anglofoni, possessori di televisione satellitare e widescreen, hanno mollato CNN e FOX (che sembrano ormai i parenti poveri), per riabbracciare affettuosamente la “zietta” (cioè la BBC).
L’altro grande trend nei canali all-news lineari, indotto dall’aumento del valore del tempo e dell’attenzione (a sua volta causato dalla pervasività dell’on demand multidevice), è la fine di un palinsesto strutturato intorno a lunghi “live coverage”, con l’ovvia esclusione dei grandi eventi.
Se una volta, per intenderci, potevamo anche passare le ore ad “aspettare” in diretta un evento che non si era ancora verificato (lanci dello shuttle, discorsi presidenziali, e si finiva persino per commentare per ore le motorcades delle convention di partito) oggi questo tipo di copertura è stata largamente ridimensionata. Non ci sono più quei lunghi “studi d’attesa” in cui gli immancabili esperti provavano a sviscerare tutte le aspettative, nell’attesa che il palco si popolasse, il missile partisse, ecc. ecc. L’evento o c’è davvero, in quel momento (”here and now”) oppure il collegamento è inutile. E a nulla serve coprire il “prima”, e spesso nemmeno il “dopo”.
Nel Nuovo Mondo Televisivo della Fruizione Asincrona, piuttosto che stare lì appesi nella speranza di veder succedere qualcosa, gli spettatori sembrano più interessati ad avere, dai commentatori, chiavi di lettura di eventi che non sono necessariamente “unfolding”. Prima un breve notiziario, il più compatto e aggiornato possibile, magari ogni mezz’ora e poi gli approfondimenti. E in questo alla BBC, dove hanno ancora una valida rete di corrispondenti (nulla a che vedere con gli inviati di CNN e i freelance su cui si appoggia FOX), eredità del World Service radiofonico, lo sanno fare benissimo. Meno dirette, più magazine verticali, più talk show.
Il motore di questo cambiamento è ormai sempre più chiaro: la fruizione dei media non può più sottrarre tempo alla nostra quotidianità. Le news, per aggiungere valore alla nostra vita, devono farci pensare, darci gli elementi per costruire una nostra opinione. E non farci perdere tempo perchè magari, quella opinione, vorremo condividerla in rete. Dove poi comincia tutta un’altra storia…
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