Una domanda che mi sono sempre posto è la seguente: chi è davvero titolato per trattare argomenti radicalmente nuovi, come quello dei mondi virtuali (pardon, metaforici)? Chi dispone delle necessarie competenze? Chi soprattutto, può offrire un punto di vista davvero neutrale, in grado quindi di fornire ai propri interlocutori gli strumenti per farsi una propria idea sul tema, invece di trasferire o peggio vendere una propria, parziale visione su questi argomenti?
Col moltiplicarsi delle conferenze su Second Life e simili la risposta è, ovviamente, nessuno. Non può dare queste garanzie il tecnico, l’esperto di design, il guru della computergrafica, categorie che peraltro molto spesso si avventurano in campi non propri, come quello molto scottante delle implicazioni socioantropologiche. Nè si può aprire una linea di credito agli strateghi del marketing e ai comunicatori di professione, che finiscono per incartarsi sui modelli di business, come se fosse quella la chiave imprescindibile intorno a cui deve necessariamente ruotare ogni servizio disponibile sul Web. Non parliamo poi dei filosofi, che per qualche imperscrutabile motivo subiscono una attrazione fatale verso questi mondi, come dimostra il loro tentativo di monopolizzare ogni dibattito in materia. Per finire con chi, semplicemente, ha passato molto tempo lì dentro e pensa che ciò sia sufficiente per organizzare convegni o seminari.
Insomma, la sensazione è che tutti vogliano dire la propria sui mondi metaforici ma nessuno riesca a fornire un approccio se non propriamente olistico, per lo meno interdisciplinare, come la tematica necessariamente richiede.
Ieri sera però, a dissipare il mio pessimismo, è intervenuto il Prof. Bennato, con questa conferenza dal titolo “Internet e l’identità digitale: da second life ai mondi di sogno” alla quale ho avuto il piacere di partecipare, come al solito armato di registratore. Potete scaricare qui il relativo file MP3. Mi astengo da qualsiasi commento per evitare il solito, fastidiosissimo, “effetto panegirico”. Buon ascolto.