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Social media e formazione aziendale, un sasso nello stagno

17 Febbraio 2009 · 1 commento

In quest’ultimo anno in cui mi sono speso in varie occasioni (seminari, convegni, corsi) sull’uso dei Social Media in azienda ho potuto riscontrare, da parte dei manager a cui mi rivolgevo, un forte apprezzamento verso un approccio pragmatico, meglio ancora se immediatamente applicativo, e una certa diffidenza verso l’approccio accademico.

La sensazione è che molti professionisti considerino - a torto - il mondo dell’Università come arretrato rispetto alle dinamiche in corso nell’evoluzione degli strumenti di comunicazione. La conoscenza e la frequentazione diretta di alcuni docenti dell’ultima generazione mi permette di affermare - e con forza - l’esatto contrario. Sono semmai le tare e le logiche conservative che caratterizzano le aziende a costituire il principale freno nella direzione di una convinta adozione di wiki, blog, social networks nei propri processi.

La migliore conferma mi giunta col corso “Social Media Experience, la dimensione ecologica dei media digitali”, organizzato da X-Path e Percorsi in collaborazione con l’Associazione Italiana Formatori, al quale sono stato gentilmente invitato da Davide Bennato, principale mattatore della giornata.

Probabilmente chi legge queste pagine già conosce Davide, non solo per i suoi incarichi accademici ma soprattutto per la brillantezza delle sue intuizioni su tutta una famiglia di trend “acerbi” (i mercati predittivi, l’economia dell’attenzione, il giornalismo computazionale ecc.) apparentemente scollegati tra loro ma che in realtà rappresentano, presi insieme, alcune tra le prime manifestazioni di quel macrotrend che è l’economia collaborativa, i cui contorni solo negli ultimi mesi cominciano a delinearsi con maggiore chiarezza.

Nell’affrontare il tema del corso Davide poteva adottare un approccio comodo, tutto teso alla conquista del consenso dei discenti, che consiste nel mantenere la trattazione teorica in superficie consegnando subito al “cliente” degli strumenti pratici utilizzabili sul campo fin dal giorno dopo, magari dopo qualche affermazione assiomatica e di sicuro effetto. Nel variopinto universo dei corsi “cotti e mangiati”, dove il grosso dell’investimento non è nel rigore e nell’onestà intellettuale del docente, ma nel marketing a tappeto e nelle cascate di brochure è proprio questa - lo dico a malincuore - la scelta più frequente. Un modello agevolato dalla sostanziale assenza di un contradditorio su temi nella migliore delle ipotesi poco conosciuti, nella peggiore mistificati tout court.

Davide invece non cerca scorciatoie e compie la scelta opposta. Nella mattinata, fornisce ai suoi interlocutori tutti gli elementi “alti”, maturati nel dibattito sul 2.0 con tutte le aree controverse del caso, senza fornire facili certezze, ma suffragando alcuni punti fermi con dati verificati e incontrovertibili. Nel pomeriggio, anche con l’ausilio di alcune testimonianze e case study (molto interessante quella del Prof. Zocchi in ambito P.A.) si espone alla prova del campo trovandosi di fronte uno stuolo di formatori che - al quel punto - potrebbe essere guadagnato alla causa ma anche - in piena democrazia - scettico ad oltranza. Insomma, un bel sasso nello stagno, aperto alla discussione (anche online) ma ben più ricco di spunti di molte “messe cantate” che si sentono in questi giorni.

Concludendo, mi è sembrata una rara occasione pubblica in cui il relatore di turno - una volta tanto - non ha provato a “vendere” nuovi strumenti e di fare “marketing dell’esigenza”, provando invece a condividere informazioni rigorosamente strutturate nel rispetto delle professionalità che aveva di fronte. Magari andasse sempre così.

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