Lo scorso weekend mi sono reso conto di essere un uomo molto fortunato: finora non ho mai dovuto comprare una macchina. Tra auto aziendali, prestiti e (semi) regali dei genitori sono sempre riuscito a sottrarmi al girone dantesco dei concessionari e degli autosaloni.
Questo fino allo scorso weekend, in cui per cause di forza maggiore ho dovuto gettarmi anch’io tra le anime in pena che si aggirano per squallidi piazzali a scrutare dietro i parabrezza, cercando di interpretare i mille bigliettoni A4 che danno per scontati termini come “TAEG”, “ecoincentivi” e “antiparticolato”.
Ma perchè - mi chiedevo nel piazzale, in un raro momento di lucidità - si dà per scontato che io sappia cos’è il TAEG? L’ho capito aprendo un quotidiano.
Eh sì, perchè un quotidiano - e me ne sono accorto solo adesso - è ricoperto per il 40% di pubblicità di auto, concessionarie e autosaloni. Pubblicità che io avevo sempre ignorato, al punto tale da considerare il tutto un fastidioso rumore di fondo, come le porte di uno slalom tra un articolo e l’altro, niente più.
Mi chiedo, ma a che serve questa gara a chi urla di più su giornali, radio e televisione quando da sempre la gente decide che macchina acquistare in base a criteri come “il concessionario di fiducia”, “l’amico che non dà fregature” e “il meccanico che capisce se hanno taroccato il contachilometri”? Per me rimane un mistero.
Di sicuro, proprio come per la scelta delle voci delle liste di nozze, quello dell’auto è un mercato che sfugge completamente alle regole più elementari, in cui il rapporto cliente-fornitore risulta quasi invertito. Di conseguenza così come, una volta scelto il negozio dove aprire la lista, sono loro - e non tu - a scegliere il servizio di piatti, allo stesso modo un autosalone (non facciamo nomi: Lidauto di Ostia Antica) può impunemente scrivere, a caratteri cubitali “Domenica 19 Aperto” sul Messaggero, e poi farti trovare il cancello sbarrato dopo un viaggio di due ore in cui ti sei giocato un bel pezzo di weekend.
Ma perchè tutto questo è possibile? Perchè la gente non si ribella e insegue questi tiranni coi forconi?
Probabilmente perchè sia il nubendo, sia l’automobilista appiedato sono figure che vengono interpretate dal nostro sistema economico come “soggetti coatti”, che si trovano in una condizione temporanea di bisogno. Una volta fissata la data delle nozze, la libera scelta del nubendo-cliente (voci della lista, ricevimento, viaggio di nozze) è un fastidio, ed ecco che alla minima pressione dell’interlocutore commerciale si è pronti a chinare il capo.
Allo stesso modo, dato che non possedere un’auto - e per certi target “una certa auto” - non ci permette di essere soggetti sociali, quindi di esistere (o almeno questo riescono a farci credere) , presi dalla disperazione a un certo punto potremmo anche portarci a casa “la fregatura”. Già, perchè “la fregatura”, proprio come la terra marginale Ricardiana qualcuno la deve pur comprare, altrimenti il mercato nel suo complesso andrebbe in tilt.
E’ una triste realtà, ma in certi casi chiunque di noi può entrare a pieno titolo nel segmento di mercato di fatto più redditizio, i “Gullible Morons” di Scott Adams, gli ambitissimi “Idioti raggirabili”. L’importante è stato entrarci il più tardi possibile.