Articoli marcati comechannel
Per anni ho invocato, sia per l’etere radiofonico, sia per la televisione digitale l’apparizione di un canale interamente dedicato al Jazz. Mi sembrava uno dei più ovvi, naturali sbocchi di un fenomeno di marketing qu
ale ormai il Jazz è diventato, che avrebbe al contempo fatto felici migliaia di appassionati in tutta italia, quelli che affollano le piazze dei festival, comprano (sì, comprano) i CD quando non i vinili, e fanno notte lanciandosi in interminabili discussioni su Miles, John e Keith nei dopocena con gli amici.
E invece niente. Dopo la fugace apparizione di BET International sulla piattaforma D+ (peraltro piuttosto deludente, nonostante la portata globale dell’operazione), dopo l’improvvido auspicio di Veltroni per una frequenza in FM che avrebbe trasmesso in diretta nientemeno che dalla Casa del Jazz appena inaugurata (speranza facilmente naufragata quando la direzione della stessa fu affidata a un discografico come Luciano Linzi), di iniziative del genere non se ne è più sentito parlare.
Fino al luglio scorso, quando in assoluta sordina, sulle frequenze laziali del digitale terrestre ha fatto la sua apparizione Jazz Channel. Una entità invero abbastanza misteriosa: non esiste un sito, non c’è un palinsesto stabile, solo un certo numero di concerti recenti trasmessi dai locali e dai palcoscenici romani (compreso quello della stessa Casa), inframezzati da vecchi filmati e polverose registrazioni d’annata.
Ma in fondo non ci vuole molto di più. Il canale c’è, e viene piuttosto da chiedersi come si finanzi, visto che la raccolta pubblicitaria appare davvero limitata. Sono i proprietari dei locali a sovvenzionarlo? Gli sponsor dei festival? Le istituzioni culturali? Gli artisti stessi, per autopromuoversi? E soprattutto, quanto durerà?
Qualcuno ha già parlato di un piccolo mistero del capitalismo. Io preferisco pensare che almeno per ora si tratti di un canale “lean”, cioè leggero e a basso costo, e quindi abbastanza sostenibile da ciascuno dei portatori di interessi che abbiamo menzionato. E forse un primo, rustico esempio di come potrebbero cambiare i modelli di business della televisione in un universo mediatico governato dalle nicchie.
Condividi
Categorie: Senza categoria · marketing · media · roma · televisione · video
Contrassegnato da tag: channel, digitale, jazz, musica, radio, satellite, televisione, terrestre, tv, veltroni
Sulla progressiva erosione della tv lineare ci siamo già ampiamente spesi. Sopravviveranno soprattutto news e sport, dicono alcuni osservatori. Ma a ben vedere, con l’evoluzione delle modalità di fruizione della TV nel suo complesso, sta cambiando qualcosa anche all’interno di questi due settori verticali della produzione televisiva.

Prendiamo le news. Ormai da qualche anno i canali che trasmettono notizie ogni 24 ore si guardano “in piedi”, oppure - soprattutto - si sbirciano in situazioni a bassa intensità di attenzione. E il segnale rivelatore di questo trend sono le sovraimpressioni e i newsticker, sempre più grandi, ormai visibili anche “dalla cucina”.
Ora però si nota una ulteriore evoluzione. Intanto il formato widescreen, che BBC World News ha ormai adottato come marchio di fabbrica, facendo un semplice ragionamento: siamo visti da un pubblico high-brow, che possiede già un flatscreen 16/9, quindi non ha senso rimanere agganciati al 4/3.
Il risultato è che molti high spender anglofoni, possessori di televisione satellitare e widescreen, hanno mollato CNN e FOX (che sembrano ormai i parenti poveri), per riabbracciare affettuosamente la “zietta” (cioè la BBC).
L’altro grande trend nei canali all-news lineari, indotto dall’aumento del valore del tempo e dell’attenzione (a sua volta causato dalla pervasività dell’on demand multidevice), è la fine di un palinsesto strutturato intorno a lunghi “live coverage”, con l’ovvia esclusione dei grandi eventi.
Se una volta, per intenderci, potevamo anche passare le ore ad “aspettare” in diretta un evento che non si era ancora verificato (lanci dello shuttle, discorsi presidenziali, e si finiva persino per commentare per ore le motorcades delle convention di partito) oggi questo tipo di copertura è stata largamente ridimensionata. Non ci sono più quei lunghi “studi d’attesa” in cui gli immancabili esperti provavano a sviscerare tutte le aspettative, nell’attesa che il palco si popolasse, il missile partisse, ecc. ecc. L’evento o c’è davvero, in quel momento (”here and now”) oppure il collegamento è inutile. E a nulla serve coprire il “prima”, e spesso nemmeno il “dopo”.
Nel Nuovo Mondo Televisivo della Fruizione Asincrona, piuttosto che stare lì appesi nella speranza di veder succedere qualcosa, gli spettatori sembrano più interessati ad avere, dai commentatori, chiavi di lettura di eventi che non sono necessariamente “unfolding”. Prima un breve notiziario, il più compatto e aggiornato possibile, magari ogni mezz’ora e poi gli approfondimenti. E in questo alla BBC, dove hanno ancora una valida rete di corrispondenti (nulla a che vedere con gli inviati di CNN e i freelance su cui si appoggia FOX), eredità del World Service radiofonico, lo sanno fare benissimo. Meno dirette, più magazine verticali, più talk show.
Il motore di questo cambiamento è ormai sempre più chiaro: la fruizione dei media non può più sottrarre tempo alla nostra quotidianità. Le news, per aggiungere valore alla nostra vita, devono farci pensare, darci gli elementi per costruire una nostra opinione. E non farci perdere tempo perchè magari, quella opinione, vorremo condividerla in rete. Dove poi comincia tutta un’altra storia…
Condividi
Categorie: Senza categoria · media · televisione · video
Contrassegnato da tag: 16/9, 4/3, bbc, channel, cnn, fox, live, news, widescreen