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Telcos and OTT TV: doing the unthinkable

21 Giugno 2010 · 1 commento

Qualche settimana fa sono stato invitato al Telco 2.0 Executive Brainstorm di Londra (l’evento in cui il mondo delle TLC si confronta sul tema di come trovare nuove fonti di ricavi per contrastare il declino o la saturazione dei mercati tradizionali) per parlare del ruolo dei grandi operatori di telecomunicazioni nel mercato della distribuzione video su IP.

Nel mio intervento, ho sostenuto (a titolo personale e non parlando per conto dell’azienda per cui lavoro) che i grandi carrier di TLC devono centrare la loro strategia lontano dai walled garden in stile IPTV e cercando invece di costruire la propria proposta di valore a partire dal trend emergente, che è quello della Over the Top Television, con cui il mondo della consumer electronics, i produttori di contenuti  indipendenti, ma anche le major e gli stessi broadcaster, per finire coi grandi nomi del Web come Google offrono contenuti distributi tramite internet per la fruizione sullo schermo del salotto. La sintesi delle mie parole è questa: dato che la OTT TV nasce come “best effort”, essa non è in grado di soddisfare l’esigenza dell’utente di una qualità accettabile del servizio, e il problema è solo destinato ad aggravarsi con la prevedibile esplosione del traffico video, indotta proprio dalla diffusione di soluzioni per la fruizione “da divano” (lean back) di questi contenuti.

Per dare sostanza a questa tesi, il miglior esempio è il caso di BBC iPlayer, che - quando è uscito dalla nicchia degli utenti PC per diventare “servizio di massa” sui Set Top Box di Virgin Media, ha determinato un grave problema di rete, risolto brillantemente con una soluzione abilmente gestita dall’operatore Telco e dei suoi fornitori. In sostanza, l’operatore di telecomunicazioni a mio parere ha il ruolo di “far funzionare” come enabler tecnologico un tipo di televisione che - sia per la natura dei contenuti, sia per i modelli di business che abilita, sia per le sfide e le problematiche  tecniche che pone - è completamente nuova e non ha nulla a che vedere con le catene di distribuzione verticalmente integrate così come per anni sono state gestite dei broadcaster, che potevano esercitare il monopolio della capacità trasmissiva.

Il telco, in questa partita cruciale, può però centrare la sua strategia su alcuni asset non duplicabili, e quindi giocare un ruolo importante nel nuovo ecosistema: la tecnologia - appunto - per garantire qualità del servizio e dell’esperienza utente per i contenuti prodotti non in proprio, ma da terze parti, e su cui è possibile costruire modelli di business nuovi (pay, ad-based ma non solo: ogni tipologia di contenuto, probabilmente, richiede un modello diverso).

La mia presentazione ha suscitato reazioni che non mi sarei mai immaginato. Simon Torrance, che organizza con successo questo evento ormai da quasi 5 anni, ha parlato di “doing the unthinkable”, capendo perfettamente quanto sia difficile imporre un tale cambiamento culturale in un contesto aziendale fortemente strutturato e abituato ai modelli tradizionali. Ma è un “unthinkable”al quale non ci sono alternative, sia perchè gli altri player del settore possono giocare su ben altre leve, sia per il particolare contesto del nostro mercato televisivo mainstream, dove le regole le fissano pochi soggetti col preciso obiettivo di impedire ad altri di entrare nel club.

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Dedicato a chi credeva…

15 Luglio 2009 · 3 commenti

arte live web…che è impossibile realizzare una web tv di qualità paragonabile alla tv tradizionale per utenti con meno di 5 MB di banda…

…che la web tv, a causa del “best effort”, non può essere “gestita” per contrastare la congestione del traffico e impedire le interruzioni del flusso…

…che gli eventi in live streaming si possono sostenere solo con la pay tv oppure con montagne di pubblicità…

…che la tv pubblica è indietro, quanto a qualità dei contenuti e innovazione tecnologica, rispetto alla tv privata…

…che la musica classica, il jazz e la danza non giustificano investimenti…

…che il problema dei diritti impedisce la trasmissione dei concerti in diretta web, e on demand…

Arte Live Web

  • fino a quattro concerti live ogni sera
  • on demand di tutti i live mandati in onda in precedenza
  • qualità testata su LCD da 32”, collegato a un semplice notebook di fascia bassa, su una linea broadband alice 4 mega
  • possibilità per gli artisti di proporre i loro eventi, disintermediando gli agenti, le major e gli sponsor
  • tutto gratis, senza limiti geografici

PS: è dedicato anche a chi diceva, nel 1992, che Arte-tv non sarebbe durata 5 anni, perchè la cultura non “tira”, e che Arteradio sarebbe morta sul nascere, perchè messa su con due lire e perchè troppo sperimentale. Sono ancora vive e vegete, come lo sarà Arte Live Web tra dieci anni, insieme a tutte quelle che l’avranno copiata “virtuosamente”.

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