Qualche settimana fa sono stato invitato al Telco 2.0 Executive Brainstorm di Londra (l’evento in cui il mondo delle TLC si confronta sul tema di come trovare nuove fonti di ricavi per contrastare il declino o la saturazione dei mercati tradizionali) per parlare del ruolo dei grandi operatori di telecomunicazioni nel mercato della distribuzione video su IP.
Nel mio intervento, ho sostenuto (a titolo personale e non parlando per conto dell’azienda per cui lavoro) che i grandi carrier di TLC devono centrare la loro strategia lontano dai walled garden in stile IPTV e cercando invece di costruire la propria proposta di valore a partire dal trend emergente, che è quello della Over the Top Television, con cui il mondo della consumer electronics, i produttori di contenuti indipendenti, ma anche le major e gli stessi broadcaster, per finire coi grandi nomi del Web come Google offrono contenuti distributi tramite internet per la fruizione sullo schermo del salotto. La sintesi delle mie parole è questa: dato che la OTT TV nasce come “best effort”, essa non è in grado di soddisfare l’esigenza dell’utente di una qualità accettabile del servizio, e il problema è solo destinato ad aggravarsi con la prevedibile esplosione del traffico video, indotta proprio dalla diffusione di soluzioni per la fruizione “da divano” (lean back) di questi contenuti.
Per dare sostanza a questa tesi, il miglior esempio è il caso di BBC iPlayer, che - quando è uscito dalla nicchia degli utenti PC per diventare “servizio di massa” sui Set Top Box di Virgin Media, ha determinato un grave problema di rete, risolto brillantemente con una soluzione abilmente gestita dall’operatore Telco e dei suoi fornitori. In sostanza, l’operatore di telecomunicazioni a mio parere ha il ruolo di “far funzionare” come enabler tecnologico un tipo di televisione che - sia per la natura dei contenuti, sia per i modelli di business che abilita, sia per le sfide e le problematiche tecniche che pone - è completamente nuova e non ha nulla a che vedere con le catene di distribuzione verticalmente integrate così come per anni sono state gestite dei broadcaster, che potevano esercitare il monopolio della capacità trasmissiva.
Il telco, in questa partita cruciale, può però centrare la sua strategia su alcuni asset non duplicabili, e quindi giocare un ruolo importante nel nuovo ecosistema: la tecnologia - appunto - per garantire qualità del servizio e dell’esperienza utente per i contenuti prodotti non in proprio, ma da terze parti, e su cui è possibile costruire modelli di business nuovi (pay, ad-based ma non solo: ogni tipologia di contenuto, probabilmente, richiede un modello diverso).
La mia presentazione ha suscitato reazioni che non mi sarei mai immaginato. Simon Torrance, che organizza con successo questo evento ormai da quasi 5 anni, ha parlato di “doing the unthinkable”, capendo perfettamente quanto sia difficile imporre un tale cambiamento culturale in un contesto aziendale fortemente strutturato e abituato ai modelli tradizionali. Ma è un “unthinkable”al quale non ci sono alternative, sia perchè gli altri player del settore possono giocare su ben altre leve, sia per il particolare contesto del nostro mercato televisivo mainstream, dove le regole le fissano pochi soggetti col preciso obiettivo di impedire ad altri di entrare nel club.
…che è impossibile realizzare una web tv di qualità paragonabile alla tv tradizionale per utenti con meno di 5 MB di banda…