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Con l’HD e il 3D il mainstream si avvale della facoltà di non rispondere

3 Febbraio 2010 · 3 commenti

3d Ormai da qualche anno il mondo delle major, dei blockbuster, dei grandi media mainstream verticalmente integrati si trova di fronte al dilemma di come rispondere alla sfida dei contenuti prodotti al di fuori dalle regole e dalle logiche industriali. E non parliamo, si badi bene, degli User Generated Content, ma di tutti quei fenomeni laterali che tendono ad esplorare le opportunità, anche di business, derivanti dai nuovi modelli di distribuzione.

In quest’area, le ultime eloquenti novità sono YouTube che offre il noleggio dei film del SunDance Festival, intere reti televisive che si affidano ancora a YouTube come canale privilegiato per la propria offerta on demand, l’uscita della Beta Pubblica di Boxee, ormai anche disponibile in set top box, per non parlare della vera e propria esplosione della creatività prosumer su Vimeo, anche spinta in modalità crowdsourcing dalle iniziative promosse da alcune aziende del settore.

Ebbene, dando una rapida occhiata alle mosse da parte dei media tradizionali, è facile riscontrare che la loro prima risposta è stata la decisione di ritardare questa “resa dei conti” con iniziative che tendono a creare, magari sfruttando le nuove tecnologie, le condizioni per continuare a condurre il proprio business esattamente con il modello che ha imperato per decenni. In sostanza, il mondo mainstream sembra volere avvalersi della facoltà di non rispondere.

Gli esempi sono facili: il video online può ormai sbarcare liberamente sui televisori del salotto? E allora i broadcaster impacchettano alcuni contenuti del web, possibilmente poco minacciosi, su decoder ibridi ma rigidamente controllati, e  su cui figura in bella vista il loro bollino certificatore.

Internet permette di trasmettere facilmente qualsiasi canale televisivo? I broadcaster abbracciano in massa l’alta definizione, a cui sul web possono accedere solo gli utenti di fascia alta (ma ancora per poco).

Netflix e iTunes permettono di noleggiare film senza muoversi dal divano, a prezzi competitivi? L’industria cinematografica firma una santa alleanza con la distribuzione nelle sale per il 3D, facendo finta di non sapere che anche questa tecnologia sarà presto facilmente replicabile anche a casa, con i film scaricati (legalmente o illegalmente) da Internet.

Insomma, la sensazione è che l’unica strategia che gli ex “padroni del vapore” multimediale sembrano capire è la ripetizione, a “disco rotto”, del celebre refrain “tout va bien, madame la marquise”.

Il punto è che l’evoluzione della tecnologia coglie solo uno degli aspetti del cambiamento. Prendiamo il pluricelebrato Avatar. Bene, potremmo definirlo il miglior film che sia possibile realizzare nel 2010, data l’evoluzione delle tecnologie di produzione, e considerato il vincolo di non fare annoiare per quasi 3 ore delle persone che hanno pagato 9 euro per trovarsi a una data ora in una certa sala. Il che comporta UN CERTO tipo di storia, UN CERTO numero di distruzioni ed esplosioni, UN CERTO tipo di messaggi rassicuranti trasversali, nonchè l’assecondamento di ALCUNE mode senza ovviamente infastidire ALCUNI stakeholders che hanno investito nel progetto.

Il web (e a questo proposito invito ancora a dare un occhiata nel tesoro di Vimeo, a titolo esemplificativo) permette agli autori multimediali una vera indipendenza, che non è solo dal vincolo finanziario, ma anche e soprattutto in termini di libertà d’espressione e diversità dei linguaggi. E il principio si applica facilmente anche alla musica e alle notizie, che sono altrettante pietre angolari del nostro sistema di omologazione del consenso e dei costumi. E’ questo, soprattutto questo che sta cambiando: la tecnologia viene solo dopo.

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3 commenti sino ad ora ↓

  • Hamlet // 3 Febbraio 2010 at 18:16

    Antonio, se tu fossi il capo della Fox, non avresti prodotto Avatar e avresti rinunciato a 2 miliardi di dollari?? :-)) NOn penso proprio :-)
    Ognuno porta l’acqua al suo mulino. Se tu fossi il capo della Fox difenderesti il tuo lavoro e se James Cameron fosse un blogger criticherebbe Avatar …
    Anche se il 3D fosse disponibile a casa, avrebbe benpoco a che vedere con un 3D visto su uno schermo di 50 metri quadrati.
    Quando tutti avremo il 3D a casa, il cinema passerà all’Imax e così via, in una corsa infinita…

  • antonio pavolini // 4 Febbraio 2010 at 00:52

    il solito equivoco… dal punto di vista del business di Fox, Avatar è sacrosanto :)

    è che non è con il 3D e con l’alta definizione che il cinema da un lato e la TV dall’altro possono arrestare l’impatto sulla cultura popolare che i nuovi free form determineranno nei prossimi 20 anni. le nuove tecnologie (iMax compreso) sono solo manovre dilatorie che hanno solo l’effetto di tranquillizzare gli investitori di progetti che - fatalmente, per giustificare i vecchi modelli distributivi - devo essere faraonici per definizione. ma non è una risposta strategica, strutturale. E’ tattica. Sacrosanta, ma pur sempre tattica.

    a

  • antonio pavolini // 4 Febbraio 2010 at 10:29

    aggiungo:
    la televisione in alta definizione analogica esisteva già negli anni ‘50 in b/n (fu adottata dal “maverick” De Gaulle in Francia, a 819 linee), e negli anni ‘80 a colori (la Tv pubblica giapponese aveva iniziato un servizio spettacolare, che vidi in anteprima a IBC, a 1050 linee). Perchè non furono fatti investimenti? Per chè allora la TV non ne aveva bisogno. Semmai, aveva bisogno di più canali per moltiplicare gli investimenti pubblicitari. Per salvare lo spettro, e poter offrire più canali (il mantra della Televisione Digitale di prima generazione),fu sostanzialmente sacrificata l’alta definizione. Ora, solo ora, che la TV di flusso ha maledettamente bisogno di distinguersi dall’offerta a diversificazione illimitata del video online, investe nell’alta definizione. Ma è solo una manovra dilatoria, perchè una risposta strutturale al problema dei nuovi paradigmi distributivi i broadcaster non ce l’hanno.
    Sul cinema 3D, non ho pubblicato a caso una foto degli anni ‘50…già allora si poteva provare a migliorare notevolmente, anche solo a livello ottico, le tecniche di produzione per arrivare a buoni risultati, che a quei tempi sarebbero stati fantascientifici per il pubblico. Invece si lasciò perdere. Perchè? Perchè la pirateria non esisteva! La gente, per vedere un film, doveva andare nelle sale. Punto. Negli USA, negli anni ‘50, era ancora un problema trasmettere i film long form in TV. Quindi non c’erano alternative. E ovviamente non c’era bisogno del 3d per differenziarsi…

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