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Online video: nuovi modelli di distribuzione, nuovi modelli di business

11 Dicembre 2009 · 4 commenti

L’altroieri il Prof. Epifani ha avuto la bontà di invitarmi a tenere una lezione ai suoi studenti del corso di Tecnologie della comunicazione applicate all’impresa, per un approfondimento sul tema Web TV. Per mia stessa ammissione, mi sono fatto prendere la mano, e ho finito per parlare di cose piuttosto azzardate, ma forse anche per questo motivo molto divertenti e affascinanti.

In una parte della lezione, in particolare, ho parlato dei nuovi modelli di distribuzione video permessi dal Web, e dell’eventualità che questi modifichino radicalmente, a regime, gli stessi modelli di business che li alimentano, contestualizzandoli non più nella tradizionale “catena del valore” di Porter, ma in ecosistemi in cui vari player competono per conquistare centralità e “insostituibilità”.

Per alcuni modelli emergenti (specialmente negli Stati Uniti) mi sono spinto fino a ipotizzare lo spostamento “dell’area del sussidio” dalla “valle” (la distribuzione) al “monte” (la content ownership).

L’orizzonte temporale di riferimento è spostato molto in avanti (diciamo il 2020) rispetto alle tipiche discussioni su questi temi. Questo rende molto instabili le assunzioni di base, e quindi impossibili le modellizzazioni numeriche. Inoltre si tratta di analisi di scenario molto controverse. Proprio per questo motivo, mi piacerebbe che ne sorgesse un dibattito. A differenza di quanto accaduto ultimamente, vorrei però che fosse un dibattito vero, a cui partecipano tutti i soggetti attualmente e potenzialmente coinvolti: mainstream media, online media, broadcaster verticalmente integrati, “creatori” e “owner” dei contenuti (appartenenti a grandi major ma anche indipendenti), vendor di piattaforme di distribuzione, esperti di marketing e di pubblicità, fino naturalmente ai fruitori finali.

L’audio MP3 della presentazione (l’estratto relativo a questo tema) può essere scaricato qui per l’ascolto su player portatili.

Il video integrale della lezione sulla Web TV sarà a breve disponibile qui, insieme a quelle degli illustri ospiti che hanno proposto molti altri temi interessanti.

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4 commenti sino ad ora ↓

  • Jenny // 11 Dicembre 2009 at 18:11

    Il futuro dell’online video è un argomento che interessa molto anche a me, ma lo sto approcciando solo da poco. Mi sembra che si stia andando in una direzione in cui la faranno sempre più da padroni i media mainstream e gli utenti (e gli user generated content) saranno sempre meno protagonisti. Leggevo proprio in questi giorni sul libro YouTube di Jean Burgess e Joshua Green del malcontento degli utenti a seguito dell’ingresso sempre più invadente dei media tradizionali all’interno di YouTube. (FYI il libro è questo http://bit.ly/4VLgDb)

  • Antonio Pavolini // 11 Dicembre 2009 at 23:11

    @jenny - l’approdo dei mainstream media sui servizi di video sharing è inevitabile, e - a mio parere - non credo che sia un male. Non penso, infatti che sottrarranno spazi ai “cani sciolti”, e di conseguenza non penso siano a rischio gli spazi per la libertà d’espressione. E’ ovvio che essendo i loro i contenuti più visti servizi come YouTube devono strutturarsi per far fronte al maggiore traffico che essi generano, a scapito dei video che vengono visti di meno. Ma questo non ha molto a che vedere nè con la Net Neutrality, nè con la scarsità della risorsa (in questo caso la banda). La situazione è molto diversa rispetto a quando le radio commerciali interruppero (invadendo l’etere) la breve stagione di libertà vissuta con le radio libere. Mettendo da parte gli UGC (di cui sono una parte minima ha un qualche valore, peraltro difficilmente monetizzabile) io credo che ci sarà sempre spazio per gli Independent Content Provider professionali, perchè la risorsa che occupano è proporzionata fisiologicamente al pubblico a cui si rivolgono. Rispetto agli UGC, saranno loro a lasciare un’impronta sulla cultura popolare e a modificare i linguaggi e le aspettative del pubblico.

  • Jenny // 22 Dicembre 2009 at 19:25

    Antonio, ho citato le controversie tra YouTuber e media mainstream poichè sono ampiamente documentate in più punti del libro già citato ‘YouTube’ di Jean Burgess e Joshua Green. Non era mia intenzione esprimere un giudizio sull’ingresso dei media mainstream (in positivo o in negativo) all’interno di YouTube, ma sono particolarmente sensibile al valore di YouTube come comunità e come fenomeno di cultura partecipativa che mi dispiacerebbe si perdessero questi valori. Sarà che forse mi sono appassionata troppo alla lettura di questo libro che analizza proprio YouTube come fenomeno di cultura partecipativa :-). Dovrei darmi ad altre letture. Qualcosa da suggerirmi?

  • antonio pavolini // 22 Dicembre 2009 at 23:49

    beh, l’amico Stefano Mizzella (www.nexres.org) consiglia il libro di Benkler “Economia della produzione sociale”. Siccome Stefano raramente consiglia letture futili, pur non avendolo letto, mi fido del suo consiglio. Per un approccio più morbido (ma mi sembra che tu voglia invece prendere il toro per le corna) c’è anche Wikinomics di Don Tapscott. Per un approfondimento sociologico direi “Nascita della società in rete” di Manuel Castells.
    Qui trovi tutto il mega thread di FriendFeed con parecchi altri consigli di letture sulla comunicazione online: http://ff.im/czYPd

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