Sabato scorso sono stato al Linux Day. No, non sto per lanciarmi nel solito racconto supponente e caricaturale di chi ha già pronto in canna il paragone con il raduno degli harlisti. Perchè Linux e l’intera filosofia dell’Open Source sono una cosa molto seria, e lo sappiamo da anni. Per spiegare perchè basti ricordare una cosa: con una delle centinaia di distribuzioni Linux oggi metà dei computer che giacciono nelle discariche funzionerebbero egregiamente in una scuola del terzo mondo. Molto meno inquinamento, molta più istruzione.
Ma queste cose andrebbero spiegate a Brunetta e alla Gelmini, non ai lettori di questo blog che le sanno benissimo, e ai quali vorrei invece consigliare un semplice esercizio. Provate Ubuntu 9.04, almeno la versione live, quella che rimane sulla chiavetta e non cambia una virgola del vostro PC.
La cosa che mi affascina di Ubuntu è l’interfaccia, quasi un monumento alla “Good Enough Revolution” di cui ha parlato David Weinberger alle ultime Venice Sessions. Su Ubuntu non incontrerete mai personaggi molesti come “l’assistente di Office“, semplicemente perchè non ne avrete mai bisogno. Non vi chiederete mai dove sono le applicazioni e i documenti: le prime sono sempre a sinistra, i secondi sempre a destra. E quando vi stuferete, potrete cambiare tutto, ma di vostra iniziativa, non perchè “qualcuno” ve lo ha suggerito. E a proposito di applicazioni, queste non si trovano in uno “store” a pagamento, ma in un posto dove crescono e migliorano perchè c’è sempre qualcuno che “passa e semina”, così voi passerete e raccoglierete i frutti. In cambio, è richiesto (non obbligatorio, ma auspicato), un minimo di feedback sulla community, in cui dite cosa non va e cosa vorreste migliorare, e magari un po’ di evangelism, che è quello che sto facendo in questo momento.
Ovviamente non si tratta di un paradiso terrestre. Anche se negli anni sono stati superati i principali problemi di supporto ai driver per le periferiche, alcune cose ancora non vanno come potrebbero. Ma il più delle volte è colpa d’altri: Adobe, per dirne una, non ha ancora sviluppato una versione decente di Flash per Linux, che riesce a battere persino la sua lentezza su Windows, nonostante un kernel molto più efficiente.
Ma è una questione di feeling. Su Ubuntu non hai mai la sensazione di qualcosa che funziona perchè ti è stato venduto, funziona perchè deve funzionare e basta. Mai neanche l’ombra di un lock-in. Mai una funzionalità inutile. Mai una presa in giro della tua intelligenza. Mai un orpello di troppo. E se qualcosa non funziona non è mai per negligenza, o perchè quella funzionalità non ha un appeal commerciale: semplicemente, non è ancora passato “il seminatore”.
E soprattutto non c’è nulla di autoreferenziale, nulla di ostentato, con la nobile eccezione dell’omnipresente pinguino Tux protagonista di quasi tutti i giochi, di tutte le suite educative, e del pluripremiato programma di pittura che mia figlia 6enne ormai padroneggia con la sicurezza di Kandinski. Non c’è niente da dire: Ubuntu merita almeno il dual boot, e solo se (come nel mio caso) dovete convivere con applicativi aziendali e reti virtuali corporate, per le quali Windows diventa un male necessario.
Chiudo con un altro consiglio: se state per buttare un PC, ed è almeno un Pentium con una connessione LAN, non fatelo. Piuttosto, installateci una di queste vecchie distribuzioni di Linux, e donatelo alla vostra scuola. I ragazzi potranno navigarci più velocemente che con un XP con un anno di vita. Molto più utile che accompagnare una vecchietta ad attraversare la strada.

15 commenti sino ad ora ↓
Franco Solerio // 28 Ottobre 2009 at 10:28
Perchè, le Harley non sono una cosa seria?
antonio pavolini // 28 Ottobre 2009 at 19:09
ehm….serissima, serissima! proprio come il mio cabinet originale di “Defender” (no, non il fuoristrada)
a
Nicola Greco // 28 Ottobre 2009 at 20:33
Cioè sei stato al Linuxday, e non ci siamo visti??
http://giovaniblogger.it/riepilogo-linuxday2009/
Eravamo una decina di ragazzi e ci siamo organizzati una sorta di mini-barcamp under 18 nella sala affianco quella delle conferenze!
La prossima volta inviami un messaggio così ci vediamo!
gigicogo // 28 Ottobre 2009 at 20:48
Lei ha buon gusto
Antonio Pavolini // 28 Ottobre 2009 at 20:54
@nicola - acc, eppure avevo twittato, FFato, spammato ovunque
comunque ok che me li porto bene, ma non credo che mi avreste ammesso al barcamp under 18
dai dai che ci becchiamo presto per altre proficue occasioni
@gigi - e pensa che al linux day c’era chi si lamentava per il color castagna degli sfondi…
Twitter Trackbacks for Il fascino discreto di Ubuntu | conversational * ideeperlanuovacomunicazione [conversational.it] on Topsy.com // 28 Ottobre 2009 at 20:56
[…] Il fascino discreto di Ubuntu | conversational * ideeperlanuovacomunicazione conversational.it/2009/10/28/il-fascino-discreto-di-ubuntu – view page – cached Nel variegato mondo delle distribuzioni Linux, questa è un vero e proprio monumento alla Good Enough Revolution di Dave Weinberger. Ecco perchè. — From the page […]
gigicogo // 28 Ottobre 2009 at 21:00
Ah beh, allora la discussione era proprio interessante
Ubuntu 9.10 Karmic Koala - Matteo Moro // 29 Ottobre 2009 at 07:02
[…] Il fascino discreto di Ubuntu […]
Paolo Miscia // 29 Ottobre 2009 at 08:14
Ubuntu… c’é un motivo per cui l’hanno chiamato cosí?
links for 2009-10-29 | OpenWorld // 29 Ottobre 2009 at 09:09
[…] Il fascino discreto di Ubuntu | conversational * ideeperlanuovacomunicazione Su Ubuntu non incontrerete mai personaggi molesti come “l’assistente di Office“, semplicemente perché non ne avrete mai bisogno. Non vi chiederete mai dove sono le applicazioni e i documenti: le prime sono sempre a sinistra, i secondi sempre a destra. E quando vi stuferete, potrete cambiare tutto, ma di vostra iniziativa, non perché “qualcuno” ve lo ha suggerito. E a proposito di applicazioni, queste non si trovano in uno “store” a pagamento, ma in un posto dove crescono e migliorano perché c’è sempre qualcuno che “passa e semina”, così voi passerete e raccoglierete i frutti. In cambio, è richiesto (non obbligatorio, ma auspicato), un minimo di feedback sulla community, in cui dite cosa non va e cosa vorreste migliorare, e magari un po’ di evangelism, che è quello che sto facendo in questo momento. […]
links for 2009-10-29 | OpenWorld // 29 Ottobre 2009 at 09:09
[…] Il fascino discreto di Ubuntu | conversational * ideeperlanuovacomunicazione Su Ubuntu non incontrerete mai personaggi molesti come “l’assistente di Office“, semplicemente perché non ne avrete mai bisogno. Non vi chiederete mai dove sono le applicazioni e i documenti: le prime sono sempre a sinistra, i secondi sempre a destra. E quando vi stuferete, potrete cambiare tutto, ma di vostra iniziativa, non perché “qualcuno” ve lo ha suggerito. E a proposito di applicazioni, queste non si trovano in uno “store” a pagamento, ma in un posto dove crescono e migliorano perché c’è sempre qualcuno che “passa e semina”, così voi passerete e raccoglierete i frutti. In cambio, è richiesto (non obbligatorio, ma auspicato), un minimo di feedback sulla community, in cui dite cosa non va e cosa vorreste migliorare, e magari un po’ di evangelism, che è quello che sto facendo in questo momento. […]
Antonio Pavolini // 29 Ottobre 2009 at 09:28
@paolo - pare che in un qualche dialetto africano “Ubuntu” significhi “verso le persone”. Nel senso che il progetto è il primo serio tentativo di proporre un OS con una interfaccia concorrenziale con quelle di Windows e Apple OS. Io direi però che il concetto può essere esteso al fatto che è gratuito e che allunga la vita del pc.
uno che passava // 1 Novembre 2009 at 13:22
What does Ubuntu mean?
Ubuntu is an African word meaning ‘Humanity to others’, or ‘I am what I am because of who we all are’. The Ubuntu distribution brings the spirit of Ubuntu to the software world.
- http://www.ubuntu.com/products/whatisubuntu -
simano // 5 Novembre 2009 at 12:53
Tutto bello e vero, se il computer non lo devi usare per farci realmente qualcosa.
Audio, video, grafica ad esempio. So che e’ colpa dei produttori software e blablabla, ma purtroppo e’ un fatto.
Gimp non e’ Photoshop, Rawtherapee non e’ Lightroom, Rosegarden lasciamo perdere, Ardour non e’ Cubase, i plugin LADSPA sono un casino e non sono proprio una meraviglia, i Virtual Instruments non ne parliamo, non c’e’ niente di nemmeno paragonabile a Propellerhead Reason, o a Ableton Live.
Sul Notebook della mia ragazza ho messo Uuntu. Va benissimo per guardare la posta, navigare, usare openoffice, scaricare le foto dalla macchina digitale ecc ecc. L’utente medio dovrebbe seriamente pensare di mettere linux. Mi piacerebbe che un giorno lo potesse fare anche l’utente professionale.
Antonio Pavolini // 5 Novembre 2009 at 13:15
ne parlavo ieri con un amico. ubuntu (e le altre distribuzioni user friendly di linux) sono il tipico esempio di un fenomeno che non rappresenta un business e che non può essere ignorato da chi si occupa di business. se non ci fossero state queste distribuzioni, il mercato dei netbook (con cui in ogni caso non potresti fare grafica, photoshop, cubase eccetera) non sarebbe nemmeno partito. e di conseguenza il mercato dei notebook tradizionali di fascia bassa non sarebbe crollato. è stata una “esternalità”.
ovviamente quando parli dell’”utente medio” stai parlando di un segmento fondamentale per gli hardware vendors, quindi non sottovaluterei OS come ubuntu & co anche dal punto di vista commerciale.
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