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Umanità accresciuta, metaversi diminuiti

19 Agosto 2009 · 2 commenti

jPur non trattandosi esattamente della distrazione ideale da portare sotto l’ombrellone, in questi giorni ho portato a termine la lettura dell’ultima fatica di Giuseppe Granieri, “Umanità accresciuta, come la tecnologia ci sta cambiando“.

Si tratta di un libricino dall’aspetto innocuo, ma che in realtà solleva alcune questioni di grande importanza, a partire dalla necessità di risidegnare il complesso delle regole che sono alla base dei sistemi relazionali di oggi alla luce delle nuove possibilità offerte dalla tecnologia. Al centro del dibattito tornano ancora una volta i temi dell’identità (moltiplicabile), della sensorialità (espandibile), della condivisione dell’informazione (infinita), tutti elementi destinati a creare un pesante gap culturale tra gruppi e generazioni.

Un divario non tanto tra chi userà questi strumenti e chi non li userà, ma tra chi lo farà consapevolmente, alla luce di una “educazione mediale” in grado di estrarre valore dalle nuove tecnologie, e chi ne subirà l’impatto attrezzato solo degli schemi di riferimento attuali. Per i “migranti” tra le due culture, c’è il rischio, dice Granieri, di intaccare il governo stesso della nostra vita emozionale, dei nostri affetti, dei nostri interessi, ma anche la tutela dei nostri diritti e la difesa dei nostri valori. Saremmo quindi di fronte all’ennesimo bivio, rispetto al quale lo strumento è ancora una volta neutro, e la responsabilità è nostra: vivere in modo “accresciuto” o rimanere vittime del ciclo delle ansie, finendo per delegare la gestione del cambiamento - comunque inevitabile - ai nostri figli.

Il principale merito di questo libro è di aver colto l’essenza di uno dei problemi principali dell transizione tecnologica e culturale che stiamo attraversando: il problema della consapevolezza. Granieri però ci arriva dopo un lungo carotaggio sui “metaversi” o “mondi virtuali” che appartengono da tempo al principale ambito della sua indagine, e che nel frattempo hanno disatteso molte delle loro prospettive iniziali, almeno in chi vi aveva compiuto un investimento emotivo e razionale. La rete, che piaccia o no, nel frattempo somiglia sempre di meno a un metaverso, mostrando invece una progressiva capacità di incidere sul mondo reale attraverso interfacce sempre più evolute e al contempo rispettose dell’insostituibilità della vita offline. Una rete meno fine a sè stessa, più pervasiva nel quotidiano, in grado di costruire persino nuovi modelli economici, ma individualmente meno immersiva, rispetto a quanto Second Life sembrava promettere, davanti al monitor.

Ciò non toglie peraltro attualità e pertinenza ai punti sollevati in questo lavoro comunque molto valido. Se un uso “strategico” di un mezzo “stupido” come la televisione è stato in grado di svuotare di contenuti la nostra democrazia, non credo sia saggio sottovalutare il tema dell’impiego inconsapevole di un mezzo incredibilmente più complesso e intelligente come Internet. E sul fatto che gli anni che stiamo vivendo siano decisivi in merito, sotto il profilo della presa di coscienza e dell’evoluzione culturale, non mi sembra che vi siano dubbi di sorta.

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2 commenti sino ad ora ↓

  • Alberto Farina // 22 Agosto 2009 at 00:24

    Leggerò e ti dirò, Antonio, e intanto grazie di segnalazione e prestito. L’unico metaverso che frequento, e con assiduità, è “Second Life”, e sono convinto che chi lo ritiene poco immersivo sia chi è stato sostanzialmente scoraggiato a priori da due fattori - la ripida curva iniziale di apprendimento, che filtra subito una maggioranza dei curiosi, e la necessità di un cospicuo investimento temporale. Superata la prima e disponendo del secondo, SL (e, immagino, alcuni degli altri metaversi alternativi che pian piano proliferano e si articolano) si rivela un formidabile metodo di interazione che combina la chat grafica con le potenzialità del cinema di animazione. Qualcosa che, nel momento in cui superasse l’obbligo per chi ci si affaccia di imparare rapidamente una quantità di tecnicalità farraginose, continua a sembrarmi avere potenzialità rivoluzionarie proprio per quanto attiene all’interazione fra le persone, alla ridefinizione dell’identità e all’esplorazione di nuove modalità sociosentimentali. Ne riparleremo.

  • Antonio Pavolini // 23 Agosto 2009 at 00:55

    Alberto,
    probabilmente il tema merita (anzi, è una scusa per) una chiaccherata di persona davanti a un buon bicchiere…
    Per ora ti anticipo che considero Second Life estremamente immersivo e anche molto interessante proprio per i motivi che sottolinei. Ma “the bulk” della user experience in rete, a mio parere, va in una direzione diversa. Dico questo perchè la maggioranza degli utenti è destinata ad apprezzare, della rete internet, la capacità di superare i vincoli spazio-temporali, le barriere fisiche, gli intermediari…mentre i metaversi, oltre alla “learning curve” piuttosto ripida cui accennavi, presentano ciò che i più vedono come “la ricostruzione dei vincoli della vita reale”. E non parlo solo della simulazione del vincolo delle distanze fisiche (che ci fa “apprezzare” un superpotere inutile sul web cioè la possibilità di volare) ma anche tutti i vincoli di aggregazione sociale dell’era pre-web, che potremmo descrivere con la metafora del muretto di Alassio: come mi muovo, come mi vesto, quali locali frequento, con chi mi faccio vedere, ecc. ecc. In opposizione a questo mondo non c’è il fatato mondo del 2.0 e dei suoi utenti sedicenti-evoluti, ma l’immenso sommerso di Messenger e delle varie chat che tutti snobbiamo ma che “muove” la vita sociale di milioni di adolescenti privi di particolari curiosità e velleità esplorative.

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