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2 ore e 59 minuti con Daniela Moretti

14 Luglio 2009 · 10 commenti

morettiDopo lunghe esitazioni, esortato da amici blogger e colleghi del mondo della comunicazione aziendale, a cui avevo confidato da tempo questo proposito, alla fine mi sono deciso ad iscrivermi a un corso di Daniela Moretti.

L’ho fatto - ovviamente - a condizione di abbandonare l’aula prima dello scoccare della terza ora, che mi avrebbe costretto a sborsare i fatidici 99 euro della pubblicità della metropolitana, dove il volto della bionda Daniela e il suo inossidabile sorriso ti inseguono tutte le volte in cui il treno è pieno e non vuoi incrociare lo sguardo di qualche altro improvvido passeggero.

L’ho fatto non certo per scoprire come perfezionare la comunicazione interpersonale, per migliorare l’autostima, o per imparare i segreti della PNL. No, l’ho fatto solo per cercare di capire come funziona il modello di business di questa vera e propria macchina da guerra, trascinata da una potente locomotiva di martellante marketing 1.0 che da anni promette meraviglie: lavorare al top, trovare l’amore, ottenere qualsiasi obiettivo, essere felici, insomma.

In parte un interesse professionale, dunque, ma anche una sincera curiosità di natura socioantropologica che mi ha spinto ad osservare molto più spesso i riflessi condizionati della platea piuttosto che quello che accadeva sul palco.

Cosa spinge le persone a cercare una “medicina comunicazionale” per “avere maggiore fiducia in sè stessi”, “sprigionare sicurezza” e risolvere così i grandi problemi della propria vita? In che modo qualcuno riesce a fargli credere che una migliore comunicazione sia la soluzione universale?

Ammetto di aver varcato la soglia dell’aula pieno di pregiudizi, ma anche nella sincera speranza di vederne spazzato via almeno qualcuno. E invece niente da fare. Daniela arriva preceduta da una musica da discoteca degli anni ‘90: evidentemente il marketing ha studiato con attenzione la demografica del target. Nemmeno nel mio più fervido cinismo avrei potuto immaginare che il suo esordio potesse ispirarsi al classico “Siete caldi?” di Claudio Cecchetto. Ma è solo l’inizio di una serie di previsioni tutte rigorosamente azzeccate nell’unica chiave possibile: quella della parodia. Ed ecco quindi le solite frasi su “come essere vincenti”, gli scambi di posto, i frangenti di autoesaltazione, persino qualche battuta in romanesco.

Passa circa una mezz’oretta, eppure è chiaro che un sottile filo metodologico, per quanto brutale nella sua semplicità, unisce tutti questi eventi in una sequenza tutt’altro che casuale. Lo capisco osservando le facce intorno a me: l’attenzione è comunque desta. In questo becero linguaggio le persone, comunque, si identificano. E lasciamo perdere chi siano i buoni o i cattivi maestri: di fatto, all’80 per cento di qualsiasi sessione motivazionale, dopo una ventina di minuti l’uditorio pensa ad altro. Qui, invece, nessuno stacca lo sguardo dal palco.
Tutto si gioca intorno all’attenzione, ed effettivamente c’è una leva emozionale che viene esercitata per arrivare al culmine nei momenti chiave, quelli in cui il messaggio viene marchiato a fuoco nel retrocranio dei partecipanti. Prima di andarmene, riesco a cogliere almeno tre di questi momenti essenziali:

  • la chiave per vivere una vita straordinaria è l’amore;
  • per avere bisogna, prima, essere;
  • non puoi raggiungere i tuoi obiettivi ne non capisci cosa vuoi, se non lo persegui con la giusta determinazione e motivazione, se non traduci questi propositi in azione.

Si tratta di tre messggi ampiamente condivisibili, quasi delle banalità. Ma io credo che in vari campi qualsiasi sessione formativa che riesca a lasciarti impressi pochi messaggi, ancorchè banali, sia di per sè un’esperienza positiva, ed è così che mi spiego, senza troppi giri di parole, la fortuna economica della macchina di marketing targata Daniela Moretti. Una macchina facilmente adattabile a contenuti meno vaghi, e non a caso esiste già anche la sua scuola d’inglese, il “New british centre”.

Ma allora, se questa bionda signora riesce davvero a cambiare la vita di molte persone ad un prezzo tutto sommato ragionevole, dovè il problema? Beh, ci sono alcuni problemi.

Per cominciare, in una tipica organizzazione aziendale, il successo è una risorsa scarsa: è giusto perseguirlo, ma lo si ottiene a detrimento di qualcun altro. Al tempo stesso, la tensione collettiva verso la ricerca individuale del successo aumenta il valore complessivo dell’azienda (un tizio con la barba bianca, tanto tempo fa, parlava di “plusvalore”), ma nulla garantisce che esso sia ridistribuito nè democraticamente (le aziende per loro natura NON sono democratiche) nè, e qui sta il punto - meritocraticamente. In sostanza, è necessario un atteggiamento fideistico del dipendente rispetto al tema della meritocrazia interna. L’unico vero strumento che permette al dipendente l’esercizio interno di pratiche meritocratiche è la pressione esterna del mercato del lavoro: “se sono bravo, qualcuno, là fuori, potrebbe pagarmi di più”.

Ma andiamo oltre: la visione di una “svolta comunicativa” in grado di garantirti il successo sul lavoro e che al contempo ti renda più desiderabile nella vita di relazione è quantomeno inquietante. Ancora una volta il “fault” delle tesi morettiane è in una visione ristretta, individuale, per intenderci limitata al singolo che poi deve sborsare i fatidici 99 euro. Se infatti allarghiamo l’orizzonte e ipotizziamo gli effetti sociali di questo approccio, si arriva facilmente alla conclusione che nessuno vorrebbe vivere in una società in cui il successo è una categoria monodimensionale, in cui vieni scelto dal partner con lo stesso criterio per cui il tuo capo ti darebbe un aumento di stipendio.

E qui torniamo alla PNL: l’idea centrale di questa teoria, che - si badi bene - ha una base scientifica quantomeno dubbia, è che “i pensieri, i gesti e le parole dell’individuo interagiscono tra loro nel creare la percezione del mondo. Modificando la propria visione, le persone possono potenziare le proprie percezioni, migliorare le proprie azioni e le proprie performance”. Senza entrare nel merito dell’idea (lascio ad altri, più titolati soggetti il compito di pronunciarsi in questo senso), è evidente la forza della sua semplicità: si tratta, a differenza di molte teorie sulla psicologia degli individui, di un’idea perfettamente vendibile, purchè vengano rimossi all’origine due piccoli ostacoli: il beneficio del dubbio e il senso del ridicolo.

Il dubbio è che vi possa essere una soluzione del tipo “one size fits all” a tanti problemi che spesso ricorrono insieme, ma che sono e rimangono problemi diversi (essere introversi, avere poca fiducia in sè stessi, avere problemi di comunicazione, essere insoddisfatti del proprio aspetto, ecc.). Il senso del ridicolo è una delle chiavi migliori che ci permette, normalmente, di distinguere tra un ciarlatano e uno studioso o tra un buon venditore e una persona competente. Se Daniela Moretti e gli altri epigoni della PNL vogliono farci credere di essere degli studiosi competenti, devono abbattere la barriera del ridicolo, e coinvolgerci fin dall’inizio nel vacuo esercizio dello scambio di posto, così come in passato agli sventurati dipendenti di alcune aziende è stato chiesto di camminare sui carboni ardenti.

Insomma, tornando in ufficio mi sono reso conto di quanto preziosi siano questi due “vaccini” rispetto ai piccoli e grandi imbonitori di cui tutta la nostra società è sempre più permeata. Ma ho pensato anche alle molte persone a cui è stata lentamente erosa la consapevolezza del proprio libero arbitrio, del proprio punto di vista, della possibilità che alcuni problemi, come l’incompetenza associata all’arroganza e alla prepotenza, che producono ogni anno migliaia di “insicuri” e “cattivi comunicatori” costituiscano temi che afferiscono alla collettività prima che alla persona. E non si tratta di un pensiero troppo confortante.

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10 commenti sino ad ora ↓

  • StakaStagista // 14 Luglio 2009 at 11:17

    Ho letto il post tutto d’un fiato, curiosa di sapere il tuo parere in proposito e ho scoperto che concordiamo!
    Mi è capitato anche a me una volta di partecipare ad un incontro sulle tecniche di PNL: sono state 3 ore divertenti, ma in cui aleggiava quel pizzico di banalità. Ho sempre pensato che potrebbe essere un argomento interessante da approfondire, ma il business che ci gira intorno rende tutto così finto.
    Dicono che la chiave per vivere una vita straordinaria è l’Amore, ma poi sono i primi che in realtà credono che la chiava sia l’argent, the money…insomma il vero motore che fa girare il mondo è il denaro, purtroppo! :(

    Ps: Ottimo post…la prossima volta che vuoi fare questo tipo di esperimento, chiamami che ti accompagno volentieri. Adoro studiare dal vivo le tante dinamiche che si intrecciano in alcuni eventi.

  • Roberto Bernabò // 15 Luglio 2009 at 19:42

    Mi sono avvalso nel passato anche io di corsi di PNL.

    Ovviamente ce ne sono di tutti i tipi.

    Devo dire che su di me hanno avuto effetti relativamente benefici.

    In effetti sono un coacervo di cose ovvie e meno ovvie.

    Una grande miscellanea di assunzioni new age, gestione delle emozioni, sviluppo personale (e molte altre cose in verità).

    E poi, consentimelo, da un corso a 99 euro non ti aspettare mai grandi cose, ma proprio in generale.

    Non voglio difendere la PNL a tutti i costi, intendiamoci, ma nemmeno mi sembra corretto restituirne un quadro così spregevole.

    Esistono dei professionisti che hanno aiutato personaggi del calibro di Allenatori come Carlo Ancellotti ad afrontare problemi seri con successo, è il caso di Livio Sgarbi, che conosco personalmente, e che considero molto in gamba, come tutto il suo staff di Ekis.

    Certo, come tutte le cose, non bisogna averne né un approccio troppo fideistico, ma, nemmeno, così critico e scettico.

    Trovo, ad esempio, che per chi lavora nei call center e vive, quotidianamente, grosse accumulazioni di stress emotivo, certi esercizi sull’energia possano davvero fare molto bene.

    Insomma leggo la tua analisi un po’ troppo radicale e snobbista, per restituire, di questa disciplina, una giusta ed obiettiva conoscenza.

    Del resto mi dirai tu sei nel tuo blog e dici un po’ quello che ti pare ;) Soprattutto dopo un’esperienza personale. Ma anche dalla psicanalisi alle volte si esce delusi sai?

    E te lo dice uno che l’ha praticata.

    Eppure ti dico che ci sono corsi e corsi e docenti e docenti sulla PNL.

    Certo anche io la trovo molto americaneggiante e sicuramente poco appeal per noi europei, ma a me piace, assai, lasciarmi contaminare da cose che magari credo moto diverse da me. E soprattutto non chiudermi a riccio sulle mie convinzioni.

    E poi concetti come la zona di comfort, li trovo delle grandi verità, ed è mia abitudine, da quando ho fatto qualcuno di questi corsi, adottare un consiglio.

    Costringermi a fare, di tanto in tanto, cose di cui non avrei voglia.

    Ti assicuro che la cosa funziona.

    Con stima.

    Rob.

  • Antonio Pavolini // 16 Luglio 2009 at 08:53

    @rob - ti ringrazio per il tuo commento molto articolato, e credo sia sano che il thread presenti opinioni contrarie sul tema.

    è normale che una posizione radicale come la mia, da sola, non restituisca una giusta ed obiettiva conoscenza.

    però penso che possa bilanciare le molte altre che in modo del tutto acritico (e senza considerare gli effetti globali e il retroterra culturale) stendono un incondizionato panegirico di questa disciplina.

    provo però a rovesciare la questione: e se il problema fosse che c’è troppo stress nei call center, e più in generale in certi ambienti di lavoro, se non addirittura in alcune relazioni sentimentali, dove l’amore per il proprio ego scavalca quello per il partner?

    io credo che affrontare la prepotenza dilagante, e il conseguente stress, con la PNL è un pò come scavare la buca e poi riempire la buca. in un commento su facebook una persona che ha frequentato regolaremente questi corsi ha lanciato persino il tema della violenza, che secondo me è centrale: una persona perfettamente PNLzzata finisce per esercitare una violenza comunicativa nei confronti di tutti i non PNLzzati, che non sempre sono dotati degli strumenti per opporsi.

    non sono andato abbastanza a fondo per poter confermare o smentire, ma il fatto stesso che vi siano testimonianze del genere dovrebbe far riflettere.

    a

  • raina // 24 Agosto 2009 at 17:48

    per me è una succhia soldi e niente di più!!!

  • rainy // 2 Settembre 2009 at 14:31

    Ho avuto incontri ravvicinati con PNlisti e ho partecipato a un corso che includeva elementi di PNL, qb per inquadrare il paradigma e poter riconoscere a moderata distanza chi sta cercando di PNllizzarmi, body language compreso. Sottoscrivo ogni parola di Pavolini, compreso l’insight sulla violenza. Ho pure un cliente PNlista. Andiamo d’accordo semplicemente perché io rendo un servizio che a lui serve ed è disposto a pagare, poi siamo sostanzialmente entrambi gentili e rispettosi. Tutte cose che si possono fare anche senza PNL. Sono disposta a negoziare, ma anche a perderlo un interlocutore, if need be. Capisco che non faccia molto ‘marketing vincente’, ma tant’è, si campa ragionevolmente anche senza, e pure con qualche luminosa malinconia.

  • Giulio Spinetti // 4 Novembre 2009 at 10:59

    Sono un avvocato penalista romano di 47 anni, scettico, piuttosto concreto, tutt’altro che plasmabile, ma non ottuso.
    Ho letto con attenzione quanto dibattuto in questa democratica platea di confronto e concordordo con i vostri principi. Meno con lo scettiscismo e l’approssimazione talvolta con cui si giudica. Per dovere di cronaca sono stato al corso gratuito del 24 ottobre di Daniela Moretti e ho scelto di cominciare il percorso per coach con “la bionda signora”. Che dire d’altro?
    Buon proseguimento a tutti.

    Giulio Spinetti

  • Antonio Pavolini // 4 Novembre 2009 at 17:07

    @Giulio Spinetti: ben vengano le opinioni contrarie e le esperienze positive come la tua. un blog non funziona bene se la discussione è troppo polarizzata da una parte, per ovvia affinità elettiva tra il blogger e i suoi tipici lettori/commentatori.

    a

  • marilena // 26 Novembre 2009 at 12:17

    Sicuramente la PNL da sola non basta; va affiancata da un percorso profondo, spirituale intendo. Parlando della mia personale esperienza, venivo da quattro anni di analisi e comunque mi sentivo ancora imprigionata in certe mie dinamiche che, credetemi, mi portavano ad attacchi di panico, mi sentivo spesso impotente. Daniela ha questo approccio molto profondo ed una’esperienza decennale ( te ne accorgi dopo 10 minuti che la senti parlare). Solo Dio sa quanto mi sento meglio! Spero questa mia testimonianza Vi senva d’aiuto! Marilena

  • Aldo // 26 Gennaio 2010 at 15:12

    sembrerebbe che con la PNL si possano risolvere tutti i problemi. Io credo che ognuno di noi ha una sua realtà e da lì cercare di risolvere tutti i problemi. Sono un pò scettico mi sembra troppo semplice risolvere i problemi in questo modo, credo che i formatori approfittino di momenti di debolezza delle persone che si rivolgono a loro

  • Aldo // 26 Gennaio 2010 at 15:16

    sembrerebbe che con la pnl si possano risolvere tutti i problemi. Io credo che ognuno di noi ha una sua realtà e da lì cercare di risolvere tutti i problemi. Sono un pò scettico mi sembra troppo semplice risolvere i problemi in questo modo, credo che i formatori approffitino di momenti di debolezza delle persone che si rivolgono a loro

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