
Quando Gianluigi Cogo, solo un mese fa, nel corso di un barcollante aperitivo al Tribeca trovò un breve attimo di lucidità per lanciare l’allarme (”Ragazzi, abbiamo una sola sala e non ho idea di dove svolgere le sessioni simultanee”), nessuno tra i presenti ritenne di doversi preoccupare. “Tanto una soluzione la trova”, pensammo in molti, e giù un altro bicchiere di Sagrantino.Intanto però sia i partecipanti che i relatori crescevano a ritmo esponenziale. L’idea di collegare il Barcamp degli Innovatori al Forum PA cominciava a dare i suoi frutti, e mentre qualche personaggio eccentrico esternava multimedialmente le sue aspettative, nei bianchi padiglioni della nuova Fiera di Roma, vero e proprio monumento all’insostenibilità, cominciava a mettersi in moto la macchina di ben tre eventi-bubbone:
1) il già citato Forum della Pubblica Amministrazione, da sempre palcoscenico supremo di annunci roboanti del tipo “Guerra alla carta!”, “Dematerializziamo il dematerializzabile”, “Snellire, Snellire, Snellire!” fino al sommamente ridicolo “E’ l’era del delivery!” che lasciava presagire un impegno a non ripetere mai più la fiera in questione se le promesse non fossero state finalmente mantenute, ma tanto sappiamo come funzionano queste cose…
2) la neonata, nonostante nessuno ne sentisse l’esigenza, Omnicom Expo (esatto, si tratta della Fiera della Comunicazione e del Marketing, la cui sola esistenza causa crisi di nausea e incubi con pile interminabili di brochures)…
3) e infine, addirittura, gli Stati Generali delle Costruzioni, cui non ho avuto la fortuna di presenziare ma che è possibile immaginare come una assemblea di carpentieri riuniti intorno a un campo di pallacorda
Ecco, in tutto l’incubo logistico-organizzativo dei tre eventi-bubbone incrociati, tale da renderli singolarmente non fruibili, la prima riflessione riguarda proprio le fiere. In un’epoca in cui il valore delle relazioni, anche quelle commerciali, è massimizzato dall’uso della rete, che riduce al minimo indispensabile i vincoli spazio-temporali, viene davvero da chiedersi: perchè continuare a mettere in piedi questo inquinantissimo circo di cartapesta, con i suoi mille indotti e controindotti, le sue vernici tossiche, le sue montagne di cartone da buttare, i suoi parcheggi sconfinati, l’esercito di hostess vestite di improbabili uniformi, gli assurdi e interminabili tapis roulant, il grande lago salato degli sconfinati parcheggi a raso, per chiudere con la beffa delle frasi edificanti scritte sulle pareti del più tossico degli stand, quello del Ministero dell’Ambiente?
C’è davvero poco da commentare sui trend e sui controtrend. Di queste cinque giornate estenuanti ci rimarrà solo il senso del vincolo, di ciò che la rete ci ha abituato a disintermediare, dei mille ostacoli, delle mille barriere, da quelle comunicative a quelle architettoniche, che impediscono alle persone di entrare realmente in contatto e di scambiare idee. Con una sola nobilissima eccezione.
L’unica aula che non è sembrata sorda e grigia in questa assurda settimana di passione è stata proprio quella defilatissima sala F del padiglione 10 in cui Gigi Cogo ha stipato le tavole rotonde del Barcamp degli Innovatori della PA. Tutti insieme, dirigenti in carriera, tecnici, professori universitari, maestrine elementari, apocalittici e integrati, visionari e “uomini del fare”, riuniti come al mercante in fiera per esplodere le proprie passioni e tramutarle in idee per il cambiamento. Per Gigi era davvero l’unica soluzione, ma alla fine la disposizione circolare si è rivelata l’uovo di colombo, ciò che davvero ha messo tutti alla pari. E il vecchio adagio “nessun relatore, tutti partecipanti” per una volta è apparso una realizzazione spontanea e concreta.
Mentre qualcuno ancora si affanna a cercare un “cappello istituzionale” per le dinamiche partecipative, mai come questa volta si è capito che la differenza la fanno le persone. Senza dimenticare la conversazione asincrona, che almeno in questo caso può continuare. Bravo Gigi, bravi tutti.
3 commenti sino ad ora ↓
gigicogo // 16 Maggio 2009 at 11:35
Antonio grazie anche a te per la collaborazione attiva alla gornata.
Ora, su http://www.innovatoripa.it stiamo provando a creare un “barcamp tour” dell’innovazione, cercando di spostarci in giro per l’Italia.
La formula è piaciuta, speriamo bene, soprattutto che serva per passare dalle parole ai fatti. Un abbraccio
Michele Perone // 16 Maggio 2009 at 12:42
Concordo su tutto. Aggiungerei solo che allo stand del Ministero dell’Ambiente c’era la più’ intensa e inquinante distribuzione di carta da macero.
I tavoli circolari sono la soluzione di millanta problemi. Annullano le gerarchie logistiche e fanno emergere i contenuti.
Alessandro Nasini // 16 Maggio 2009 at 19:39
La formula funziona - o almeno funziona meglio di altre - ma i tempi vanno rivisti. Al mio tavolo, pur riducendo la “presentazione” a meno di dieci minuti (poco più di venti in due) non c’è stato il tempo materiale di arrivare non dico ad una conclusione ma nemmeno di riuscire a coinvolgere gli altri partecipanti al tavolo. Partecipanti che invece di cose da dire ne avrebbero avute parecchie se avessero avuto il tempo di “sciogliersi”.
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