Per molti anni, non appena affrontavo in una conversazione il tema del valore degli User Generated Content su Internet, mi veniva opposto, quasi in automatico, l’argomento della “montagna della spazzatura”. Si tratta dell’ormai trito strumento dialettico con cui, prendendo ad esempio You Tube, si sottolinea come il suo totalone di quasi 50 milioni di video sia composto per l’1% di contenuti originali di qualità broadcast, mentre il restante 99% è spartito tra capture di mainstream e orrendi video girati in famiglia. Su questo servizio di video sharing sarebbero disponibili, dunque circa 500.000 video effettivamente “creativi”, che non sarebbero nemmeno pochi se non fosse per il problema che sono affogati in questa “montagna di spazzatura” e quindi sostanzialmente non fruibili.
A questo tipo di argomentazioni si può rispondere in molti modi. Uno dei più frequenti - che non condivido - è quello secondo cui il sistema dei “favorites” consegna in mano agli utenti stessi, con la propria capacità di scrutinio, il potere di “mettere in evidenza” i contenuti migliori. Ovviamente il sistema non funziona, perchè tra i “più preferiti”, anche nei rari casi in cui non si tratti di rimediazioni di contenuti mainstream, figurano parecchi video che hanno il solo pregio del forte impatto emotivo (disgrazie varie, scene splatter, sport estremi, eccetera eccetera, per la gioia del movimento neoluddista capeggiato da Bruno Vespa e dei loro accoliti). Nè aiuta più di tanto la scelta redazionale dei “featured”, che non fa altro che mescolare questi criteri di forte impatto a precise esigenze commerciali.
E allora in che modo è possibile scavare nella suddetta montagna e proporre al pubblico qualcosa che possa costituire una alternativa percorribile all’offerta televisiva mainstream?
Una risposta interessante ci viene dallo staff di Vimeo, il servizio di video sharing rivolto ai videomaker “ispirati”, fino a sfiorare lo status dei “semipro”. Su Vimeo, infatti, è possibile selezionare uno speciale contenitore, che si chiama “Staff Picks“, dove vengono raggruppati e aggiornati quotidianamente solo i video che, oltre ad essere originali, creativi e ben realizzati dal punto di vista tecnico, semplicemente sono in sintonia con un certo “equilibrio dell’immagine”, un criterio che talvolta, su servizi oceanici come YouTube e simili, sembra davvero essere stato relegato in soffitta. Per intenderci, fuori dagli staff picks potete trovare video tecnicamente ineccepibili, ma troppo compiaciuti o autoreferenziali. Eppure, dentro, si possono trovare filmati completamente fuori dai canoni tecnici, purchè l’esperienza visiva sia funzionale al messaggio o all’emozione che l’autore intende trasmettere.
Gli staff picks di Vimeo (spesso filmati in HD) sono un canale che consiglio a chiunque sia alla ricerca di nuove idee e nuove ispirazioni creative in ambito multimediale. E hanno anche il merito di costituire una sorta di punto di riferimento nella comunità dei videomaker, una sorta di piccolo olimpo quotidiano che stimola lo spirito di emulazione tra i vari partecipanti alla comunità. Insomma una rincorsa verso l’alto, verso nuovi linguaggi, verso metafore più sottili e impalpabili. Che ha riscosso un successo insperato anche presso un pubblico più ampio del previsto, in barba alle solite cassandre del “tanto peggio, tanto meglio”.
Cosa insegna la storia di Vimeo? Che forse l’arduo compito di scegliere con criteri qualitativi nella famosa montagna di spazzatura (dei video, delle foto, dei blog, insomma di tutti gli UGC presenti sul Web) non spetta nè ai soliti motori di ricerca nè ai tanto decantati filtri (che semmai funzionano per raggrupparli per tematica), ma alle persone. Possibilmente persone che abbiano un minimo di sensibilità nonchè siano in sintonia con lo spirito della propria community.
9 commenti sino ad ora ↓
Federico Fasce // 11 Febbraio 2009 at 15:27
Molto interessante. E vicino, per certi versi, al concetto di playful user experience che da qualche tempo sto portando avanti. Quello di Vimeo (un prodotto eccellente, che finalmente comincia ad avere lo spazio che merita) è un perfetto spazio di conflitto positivo, che spinge tutti a fare meglio. Detto questo non boccerei completamente il rating fatto dagli utenti. Semplicemente è un sistema che non scala molto e che ha bisogno di diversi accorgimenti per funzionare a dovere. Uno dei quali è senza dubbio quello dello staff pick. Grazie dell’insight, che è utilissimo.
Sulla questione “montagna di spazzatura”: mi piace molto la visione di Shirky, che definisce Internet come una radio che, ruotando un potenziometro, può diventare un telefono. E quindi la fuffa è spesso comunicazione privata, non broadcast.
Ma la quantità di comunicazione privata e poco interessante può dipendere, e Vimeo lo dimostra bene, da come si dirige la community da subito.
Smeerch // 11 Febbraio 2009 at 15:50
Noi di Blog4You.tv stiamo cercando di fare proprio questo. Un vero e proprio filtraggio umano delle segnalazioni di video pervenute dagli utenti. Anzi nelle prossime settimane rilasceremo la seconda versione del sito con un maggiore ispirazione verso il filtro umano.
Federico Fasce // 11 Febbraio 2009 at 15:54
Questo va proprio in direzione del concetto di Playful User Experience sul quale lavoro da un po’. Vimeo ha trovato un modo intelligente (e semplice) per fare emergere un conflitto positivo. Va da sé che il fatto che non siano una comunità enorme li aiuta molto in questo senso.
Il problema dei ranking e dei rating è più che altro relativo alla loro difficile scalabilità. Serve che si trovino nuovi sistemi per superare i problemi di scala. E a ben vedere, quello di Vimeo è uno di questi.
Per quanto riguarda la presenza della spazzatura, mi piace molto l’immagine di Shirky, che vede Internet come una radio che, agendo su un potenziometro, può diventare un telefono. Quello che chiamiamo fuffa sono spesso tratti di conversazioni semiprivate molto importanti per chi le immette in rete. Chiaramente questa deve essere l’utilità del filtro, ma a volte, lo stesso modo in cui definisci ex ante il servizio è in grado di “sbilanciare” l’uso da una parte.
Davide Tarasconi // 11 Febbraio 2009 at 15:56
A me Vimeo piace tantissimo per questo suo modo, un po’ naif, di “darsi un tono”: però son riusciti a dare un’identità alla comunità, che la differenzia notevolmente da YouTube.
(vero anche che la decisione di eliminare i filmati presi dai videogiochi fece perdere a Vimeo molti fra i primi estimatori, che probabilmente erano, appunto, persone più adatte a YouTube)
Come dicevo qualche tempo fa a chi mi chiedeva a che piattaforme online appoggiarsi per i video online dissi: “YouTube non è il mio preferito (prima vengono Blip.tv e Vimeo), ma se vuoi raggiungere la massa è lì che devi essere”.
Questo è un altro aspetto critico: proprio mentre dicevo quelle parole era uscita una ricerca dalla quale risultava che, in pratica, negli Stati Uniti la maggior parte delle ricerche che non vengono fatte attraverso Google, vengono fatte attraverso YouTube.
In questo senso come si posizionano due servizi come Vimeo e YouTube?
Il primo per una nicchia di produttori/registi/operatori “semipro” (o Pro-Am, citando Leadbeater) e per utenti “esteti” e il secondo per un grande pubblico indifferenziato ed occasionale?
Pelushi » Blog Archive » Vimeo, buone pratiche di filtro dei contenuti generati dagli utenti // 11 Febbraio 2009 at 16:07
[…] Leggi l`intero post » var pf_id = “1424450″; var pf_format = “ctext3_250×250″; var pf_lang = “”; var pf_xslurl = “http://hst.tradedoubler.com/file/20649/contextual/pf_cx.xsl”; var pf_maxresults= “3″; var pf_method = “automatic”; var pf_keywords = “”; var pf_exclude = “”; var pf_categories = “”; var pf_epi = “”; var pf_bgcolor = “FFFFFF”; var pf_bordercolor = “FFFFFF”; var pf_linkcolor = “FAFAFA”; var pf_urlcolor = “0287C7″; var pf_textcolor = “858585″; Commenta | […]
Tiziana Ferrando // 11 Febbraio 2009 at 16:56
Anche per noi è così, la selezione dei local blog di cui aggreghiamo i contenuti per Virgilio viene fatta da persone.
Domenico // 11 Febbraio 2009 at 17:29
urca non conoscevo i staff picks di vimeo…veramente una miniera d’oro di creatività!
Sui video “poveri di senso” ti segnalo questo singolare contest
http://notubecontest.wordpress.com/
sugli u.c.g. ho scritto qualcosa anche io (guardando un aspetto diverso dal tuo), puoi leggerlo qua..
http://www.socialmediamarketing.it/il-vero-valore-dei-contenuti-generati-dagli-utenti/
Yks blog » Blog Archive » Il filtro umano di Vimeo sui video UGC // 12 Febbraio 2009 at 18:09
[…] o filtri umani? Un’interessante discussione è partita nel blog Conversational, a seguito di un post di Antonio Pavolini dal titolo “UGC: il problema della qualità riguarda le persone, non i […]
Alessandro Nasini // 15 Febbraio 2009 at 23:13
a me l’idea della “linea editoriale” piace da sempre molto più del “i più cliccati” o altri criteri di selezione quantitativa, affidandosi alla quale l’unico fattore competitivo diventa il volume di materiale ospitato. in questo senso non ho mai avuto una gran passione per youtube o simili: chi ce l’ha il tempo di sorbirsi decine o centinaia di video prima di trovare qualcosa di realmente interessante? da qualche tempo, e con poche eccezioni, mi autolimito alla visione dei video pubblicati o segnalati da “amici” di Facebook dei quali conosco sensibilità o competenza. in questo modo difficilmente rimango deluso.
Lascia un Commento