Il 2008 è ormai (quasi) alle spalle, senza troppi rimpianti direi, e con la consueta sollecitudine Nicola Mattina, fondatore del Club dei Media Sociali, ci chiede di formulare delle previsioni sulla direzione che prenderanno questi strumenti nel 2009, anche sulla scorta delle profezie contenute in una interessante presentazione di TrendSpotting.
Non ho mai avuto molta fiducia nelle previsioni sui trend tecnologici, anche perchè chi le fa di mestiere raramente ci azzecca, come ebbi modo di illustrare insieme a Stefano Epifani e Stefano Mizzella in una divertente puntata di Proxy Bar, il magazine radiofonico sulle culture digitali ormai passato in archivio.
Ma forse in questo caso la tecnologia non c’entra molto. Di nuove tecnologie, verosimilmente, nel 2009 non ne vedremo granchè. Semmai - e questo è molto più interessante - molte persone potrebbero cominciare ad utilizzare, grazie ad interfacce più efficaci, tecnologie esistenti e finora rimaste appannaggio dei “tricky techies“. In fondo anche Facebook, il grande fenomeno del 2008, esisteva già da qualche anno: quello che è accaduto negli ultimi mesi in Italia è stata una svolta “socio-antropologica”, e cioè molte persone hanno finalmente trovato in Facebook una interfaccia che ha raggruppato in modo intelligente funzionalità che il Web aveva saputo già esprimere, seppur in modo più disarticolato.
Forse, quindi, il 2009 potrebbe diventare l’anno delle “tecnologie trasparenti“. Quello in cui, per intenderci, leggeremo i blog attraverso un aggregatore senza rendercene conto (e senza sapere cos’è un feed), guarderemo i podcast sul televisore semplicemente perchè avremo premuto sul telecomando un tasto che si chiama “aggiorna i tuoi canali”, ci imbatteremo nei contenuti che ci incuriosiscono non perchè li abbiamo cercati, ma perchè qualcuno avrà trovato il modo di capire i nostri interessi, e così via.
O almeno, se proprio non accadrà nel 2009, questo è il mio auspicio per i prossimi 5 anni: un Web rivolto non solo a chi “è orientato al risultato e quindi si prende in carico una parte del processo”, come gli utenti evoluti di oggi (”installo l’aggregatore”, “embeddo il widget”, ecc. ecc.) ma anche a chi, provenendo dall’esperienza passiva del televisore, “è orientato al risultato pur non preoccupandosi del processo“. Se ci pensiamo bene Facebook ha fatto breccia nel cuore degli “unliterate”, dando luogo a una vera e propria “invasione barbarica”, proprio perchè si prende in carico di proporre, indovinandoli dalle azioni degli utenti, esattamente quei contenuti che gli utenti si aspettano.
In questo modo, e qui introduco un altro tema, il Web, mezzo di comunicazione on-demand per eccellenza, potrebbe cominciare a “simulare” il medium di flusso per i molti utenti che NON chiedono alla propria esperienza un vorticoso grado di interattività. E’ proprio ciò che più amiamo della rete (l’alto investimento razionale richiesto a persone molto curiose, peraltro ampiamente premiato) ad aver tenuto lontane da essa le folte schiere della “maggioranza silenziosa”, che è rimasta a lungo, ed ordinatamente, davanti allo schermo televisivo.
Come reagirà la televisione a questa ovvia concorrenza, e all’inevitabile shock di ascolti sempre più bassi e alla progressiva emorragia del suo pubblico, e in particolare di quello più giovane? Inizialmente (dato che sarà facile vendere internamente l’idea, sia a Viale Mazzini che a Cologno Monzese) scimmiottando internet in un modo o nell’altro. Il linguaggio di YouTube sta già ampiamente contaminando l’arena del video mainstream, ma questo è solo l’inizio. Vedremo in TV sempre più riquadri con thumbnail, sovraimpressioni, chat via SMS, ed altre diavolerie inutili per tutto il 2009. Poi qualcuno capirà che un medium di flusso, in questa competizione con Web parte perdente, e così la TV tradizionale si concentrerà su ciò che la rende ancora imbattibile, e cioè la copertura di quegli eventi che coinvolgono proprio perchè accadono in quel momento, e per i quali gli spettatori sono ancora disposti al sacrificio di trovarsi tutti insieme davanti al video in un dato momento: lo sport, i grandi avvenimenti in diretta, forse anche i grandi concerti, magari investendo più seriamente nell’alta definizione.
E a questo punto, se proprio mi si chiede una previsione, posso azzardare una serata finale del Festival di Sanremo che potrebbe per la prima volta scendere sotto una media di 9 milioni di telespettatori, ciò che determinerebbe una serie di accuse incrociate con conseguente caduta di teste illustri.
Cosa c’entra coi social media? Beh, di sicuro ha a che vedere con una loro caratteristica: quella che offre all’utente il controllo totale del contenuto: se oggi vedo, leggo, ascolto dove voglio, quando voglio, quante volte voglio, sul device che voglio quello che scelgo io, non capisco perchè dovrei trovarmi a una certa ora (le 20.30 di un certo giorno dell’anno) in un certo luogo (a casa), davanti a un certo device (la TV) per vedere una cosa che non ho scelto io (il Festival), se non per il fatto di essere stato bombardato per settimane da costosissimi spot e da estenuanti gossip di bassa lega. E che difficilmente mi sorprenderà: anzi, se mi dovesse sorprendere, quello potrebbe essere un segnale preoccupante per l’ordine sociale.
No, il futuro della TV sarà - certo - degli eventi Live, ma di quelli che coinvolgono davvero, perchè raccolgono quello stesso “comune sentire” che già da qualche anno, specialmente d’estate, ci fa riscoprire la bellezza degli eventi dal vivo nelle piazze delle nostre splendide città. Quello stesso comune sentire, per intenderci, che porterà a Washington 4 milioni di persone per l’investitura di Obama, e chissà quante altre davanti al video, tradizionale o in streaming sul Web. In estrema sintesi, di fronte a un evento veramente condiviso e coinvolgente, non ci sarà Egocasting che tenga.
Concludendo, la riscoperta della socialità attraverso il computer, per anni ritenuto l’oggetto asociale per eccellenza, ci fa riscoprire l’importanza della socialità anche nel mondo degli atomi. Ed i primi ad accorgersene sono proprio la punta più avanzata dei tech geek, che infatti avevano bisogno come il pane di incontrarsi dal vero nei BarCamp, nelle Girl Geek Dinner e in mille altre occasioni di questo tipo. Ebbene, se il Web 2.0 è stato in grado di tirare fuori questi bisogni da degli asociali impenitenti, cosa potrà accadere con la grande massa che si è affacciata su Facebook? Non sarà certo il 2009 a dircelo, ma sarà comunque divertente stare alla finestra.

7 commenti sino ad ora ↓
Doppiafila // 31 Dicembre 2008 at 10:25
Ciao Antonio, dal mio osservatorio londinese, condivido alcune tue considerazioni sul ruolo della TV, e sui suoi punti di forza (sport, eventi live, concerti, notizie “di massa” eccetera). Le T dovranno saper gestire le varie piattaforme di distribuzione (ivi compreso il web, come dimostra il successo di iPlayer di BBC) e dovranno “inventare” eventi di massa. Un esempio di successo in quest’ultimo campo é “X Factor”: 14 milioni di audience per la puntata finale (con 10 milioni di voti… 10 milioni!!!) ed il singolo vincitore che diventa la canzone piú scaricata di tutti i tempi a 7 giorni dalla finale… La TV é viva (ma Sanremo é probabilmente morto, a meno che qualcuno non capisca come “renderlo rilevante” di nuovo)…
Saluti, Doppiafila
Antonio Pavolini // 31 Dicembre 2008 at 11:24
@Doppiafila - nel fondo di tutte queste mie previsioni c’è una premessa implicita, ma imprescindibile. Che NON stiamo andando verso un mondo in cui ci saranno, in parallelo, La TV, i giornali, la radio e poi un Web sempre più potente e concorrenziale. Stiamo andando, invece, nella direzione in cui Internet (su più device) sarà la piattaforma di erogazione principale della TV, dei giornali, della radio, della comunicazione aziendale, della comunicazione politica, insomma di tutta la comunicazione. E’ vero, il TCP/IP non è nato per trasmettere questo genere di cose. Ma quasi tutte le tecnologie che usiamo adesso, per esempio nelle nostre case, non nascono per gli usi attuali.
Aggiungo una previsione per gli anni successivi: quando andrà al liceo tua figlia non avrà uno zaino
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Alessandro Nasini // 7 Gennaio 2009 at 18:06
Francamente, rispetto a predizioni molto simili alle tue che faccio da parecchio tempo, trovo che siamo un po’ in ritardo, anzi parecchio, e trovo la cosa abbastanza inspiegabile. Continuiamo a “dover” utilizzare un sacco di device diversi persino per accedere agli stessi media. Anzichè semplificarsi le cose si stanno complicando senza che ci sia una reale motivazione hardware o software. E siccome l’appetito vien mangiando, l’impossibilità di sfamarsi genera una crescente frustrazione.
Tornando indietro, per quanto riguarda il tuo riferimento ad un ipotetico tasto “aggiorna i tuoi canali” e le sue conseguenze, devo dire che la cosa non mi fa così impazzire. Mi augurerei che le “tecnologie trasparenti“ significassero qualcosa di meglio…
Antonio Pavolini // 7 Gennaio 2009 at 22:31
@alessandro: per esempio?
Alessandro Nasini // 8 Gennaio 2009 at 10:50
@antonio
Per esempio, Personal Agent in grado di interagire in modo intelligente con l’utente. Personal Agent assolutamente NON trasparenti.
Per rendere l’idea, pensa ai computer di bordo delle tante navi spaziali che affollano da vent’anni i film di fantascienza, “2001 Odissea nello Spazio” per tutti. C’è stato un momento, circa una decina di anni fa, che se ne è parlato molto, poi più nulla. L’interazione vocale sarebbe l’ideale (e tecnicamente possibile), ma anche quella testuale sarebbe già un bel passo avanti. Oggi ci sarebbe anche solo in un device portatile (un qualsiasi palmare con Windows Mobile…) potenza più che sufficiente per moltissime funzioni.
Un altro esempio che mi viene in mente è la Unified Communication: da quanto se ne parla senza che ci siano piattaforme e soluzioni REALMENTE praticabili ed interoperabili?
Doppiafila // 10 Gennaio 2009 at 19:11
Ciao Antonio, non credi peró che - aldilá della tecnologia di “trasporto” - resterá qualcosa che continueremo a chiamare TV?? Io credo di sí. Che arrivi per “radio” o per “digitale” o per “satellite” o per “INternet”, resterá un’esperienza fatta di salotto, distanza, passivitá, condivisione sociale ecc ecc che continueremo a chiamare TV, e che continuerá ad avere logivhe simili alla TV attuale
Antonio Pavolini // 3 Marzo 2009 at 23:36
Ecco, a ragion veduta la previsione sul Festival di Sanremo non era il caso di azzardarla, avendo la serata finale dell’edizione 2009 superato i 13 milioni di spettatori!
Peraltro questo risultato è stato ottenuto fuori da qualsiasi logica di ritorno dell’investimento, come confermano i dati sulle entrate pubblicitarie che evidenziano l’assoluta insostenibilità e obsolescenza del modello economico Sanremo (vedi http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/sanremo/200902articoli/41364girata.asp)
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