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Perchè questo blog

23 Dicembre 2008 · 7 commenti

Alcuni di voi lo sapranno: da parecchi anni ho un blog intitolato Pendodeliri . Nato come strumento di interlocuzione con gli ascoltatori dell’omonimo podcast, Pendodeliri è diventato poi un blog “personale”, in cui il racconto del vissuto quotidiano si mescola con i contributi di carattere professionale, che - nel mio caso - fanno riferimento al mondo della comunicazione aziendale, ai social media e al Web 2.0.

Con l’apertura di Conversational intendo spostare in un contenitore “ad hoc” tutto il mio contributo alla discussione relativa all’ambito professionale, lasciando a Pendodeliri il compito originario di gestire i rapporti informali con le molte persone che ho incontrato, online e offline, in questi ultimi anni.

Nel nuovo blog, in particolare, vorrei parlare del rapido cambiamento di prospettiva che il mondo della comunicazione aziendale si trova ad affrontare rispetto all’apparizione di strumenti (quelli che appartengono al cosiddetto Web 2.0) che offrono agli interlocutori delle aziende l’opportunità di rispondere punto per punto, in una vera e propria conversazione in tempo reale, a quei messaggi “corporate” che per anni sono stati inviati al pubblico senza l’aspettativa di una risposta, o quantomeno di una risposta che - a costi irrisori - può oggi, a certe condizioni, avere lo stesso impatto di una campagna tradizionale e multimilionaria.

Questa nuova prospettiva, e l’ovvio, epocale cambiamento culturale che essa comporta, determina una serie di issues e di opportunità. Nel caso delle issues, per un professionista aggiornato è imperdonabile far finta di niente, senza cercare di gestirle attraverso lo studio e l’interiorizzazione delle nuove regole di ingaggio. Nel caso delle opportunità è altrettanto imperdonabile chiamarsi fuori o peggio, adottare strumenti e pratiche obsolete nella speranza che siano ancora valide.

Il mio augurio è che questo spazio possa contribuire a un dibattito ancora molto serrato tra i professionisti della mia generazione e i molti, nuovi “evangelist” che a fatica provano a smuovere le acque in modo da rendere la transizione meno dolorosa (o magari anche proficua) per tutte le parti coinvolte nel processo.

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